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Fiammata del petrolio a New York, Eni resta sotto i riflettori

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Nuova fiammata del prezzo petrolio a New York, dove il Wti viaggia in rialzo dell’1,9% sopra i 106 dollari al barile. A spingere le quotazioni del greggio l’inasprirsi del conflitto in Libia e il dilagare delle proteste verso il Medio Oriente, soprattutto in Siria. L’attesissimo discorso del presidente Bashar al-Assad non ha placato l’ira dei dissidenti che si aspettavano maggiori aperture. Il discorso di Assad, invece, è stato un mix di minacce (“se battaglia dovrà essere, battaglia sarà) e mezze aperture (“il vento rivoluzionario è arrivato anche qui e il consenso popolare esige di aderire alle richieste”). Domani si attende la risposta della piazza, in particolare nei centri caldi di Latakia e Dera’a.

Dalla Siria alla Libia, dove le truppe di Gheddafi hanno riguadagnato terreno. Il Rais ha riconquistato i centri petroliferi di Es Sider e Ras Lanuf, oltre alla città di Brega. Ieri, intanto, la coalizione internazionale ha effettuato un raid dopo due giorni di silenzio ma al suo interno sono sempre più forti le divergenze sull’ipotesi di armare i ribelli. Favorevole l’asse franco-britannico, mentre per il Governo italiano “si tratta di una soluzione estrema”. Assolutamente contrari Russia e Cina.

A Piazza Affari Eni resta un tema caldo e resiste alle vendite viaggiando appena sopra la parità a 17,40 euro. Il colosso petrolifero italiano resta sotto i riflettori del mercato e si prepara a cedere le sue quote nei gasdotti Tenp e Transitgas. La vendita, già programmata sotto la pressione dell’Antitrust europeo, è stata rilanciata ieri da Reuters. Secondo l’agenzia di stampa, il fondo internazionale Global Infrastructure Partners (Gip), creato da Credit Suisse e General Electric, sarebbe interessato all’acquisto del 46% dell’Eni nel gasdotto transelvetico Transitgas, che deve cedere assieme al 49% della condotta tedesca Tenp.

Il colosso petrolifero italiano avrebbe fissato come data limite per la presentazione delle offerte il prossimo 15 aprile. Nel frattempo il Cda di Eni, riunitosi questa mattina, ha deliberato l’emissione di uno o più prestiti obbligazionari, da collocare presso investitori istituzionali, per un ammontare complessivo fino a 3 miliardi di euro entro il 31 marzo 2012. “Le emissioni perseguono l’obiettivo di mantenere una struttura finanziaria equilibrata per quanto attiene al rapporto fra indebitamento a breve e a medio-lungo termine di Eni”, si legge nella nota diffusa dal colosso petrolifero.

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