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Ferrari all’esordio a Wall Street, prezzo fissato a 52 dollari

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Tutto pronto per il debutto a Wall Street di Ferrari. La Rossa è stata valutata quasi 10 miliardi di dollari con prezzo di collocamento fissato al top della forchetta prevista. Al debutto odierno al Nyse sono attesi Sergio Marchionne e John Elkann, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Fiat Chrysler.
La controllante Fiat Chrysler Automobiles (Fca) ha annunciato che il pricing delle azioni Ferrari è stato fissato a 52 dollari per azione, ossia al top della forchetta di prezzo indicativa che era tra 48 e 52 dollari. Deluse in parte le attese degli ultimi giorni che vedevano la possibilità di un innalzamento del prezzo di collocamento fino ad area 60 dollari. 
Oggi in avvio il titolo Fca segna un calo di oltre il 2% scivolando sotto quota 14 euro. 

Sul mercato il 10% del cavallino Rampante 
L’ammontare complessivo dell’offerta si attesterà a 893,1 milioni di dollari. Le negoziazioni delle azioni Ferrari avverrà oggi nel primo pomeriggio sulla Borsa di New York sotto il simbolo “RACE”. Oltre alle 17,175 milioni di azioni ordinarie Ferrari, le banche collocatrici hanno un’opzione per l’acquisto da Fca di ulteriori 1.717.150 azioni Ferrari. 

Il Cavallino Rampante ha reso noto che stima di mettere a segno nel terzo trimestre dell’anno utili netti compresi tra i 93 e i 96 milioni di euro, in rialzo del 60-66% rispetto allo stesso periodo del 2014.

A inizio 2016 distribuzione azioni Ferrari ai soci FCA, Exor deterrà il 24% 
L’offerta fa parte di una serie di operazioni volte a separare Ferrari da FCA. A seguito del completamento dell’offerta, FCA prevede di distribuire agli azionisti la sua restante partecipazione dell’80% in Ferrari. L’operazione porterà Exor a diventare primo azionista di Ferrari. Post spin-off infatti la finanziaria degli Agnelli deterrà il 24% del capitale di Ferrari, Piero Ferrari (figlio del fondatore Enzo) il 10% e il restante 66% sul mercato. Il meccanismo dei diritti di voto plurimi previsto dalla legge olandese permetterà comunque a Exor di controllare oltre il 30% dei diritti di voto.