1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Fermento in Borsa su Generali e Mediobanca, ripartono le scommesse di scontro

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Nulla di nuovo sotto il sole, ma il mercato, si sa, è sensibile. Dalle pagine del quotidiano francese Le Monde oggi il presidente delle Generali, Antoine Bernheim, ha lanciato un affondo verso il fondo Algebris, che ormai quasi un mese fa aveva criticato apertamente in una lettera la governance e la gestione della compagnia triestina. “Sono convinto che Algebris non agisca da solo”, ha detto Bernheim. Nessuna novità quindi. Era il 20 novembre scorso quando, alla consegna della Legion d’Onore a Parigi da parte del presidente francese Nicolas Sarkozy, Bernheim aveva scoperto le carte, spalancando ufficialmente uno scenario che fino a quel punto poteva solo essere ipotizzato. Bernheim aveva infatti chiarito che su Generali “c’è una battaglia in corso e la combatterò fino in fondo”. In quel modo Bernheim aveva lasciato intuire che la mossa del fondo di Davide Serra era destinata a coprire altri interessi, proprio ciò che Algebris aveva escluso nel suo incontro con la stampa a Milano solo due settimane prima. Già in quell’occasione Bernheim aveva detto che a suo giudizio la lettera inviata da Algebris “vede coinvolti anche degli italiani”.


Novità ci sono quindi solo per chi fino ad oggi non le ha volute vedere. E questo nonostante Bernheim sia stato effettivamente molto più esplicito sulle pagine di Le Monde: “Il fondo è senza dubbio appoggiato da italiani che vogliono entrare nel cda – ha detto – o prendere il controllo”.

Musica per le orecchie di Piazza Affari, che ora può ufficialmente scommettere su scenari di guerra. Ecco così l’impennata di Generali in Borsa (+1,7% a 30,93 euro dopo un massimo a 31,15) e del suo azionista di riferimento Mediobanca (+1,58% a 15,39 euro con massimo a 15,68). Non è un segreto che proprio dai nuovi assetti di Piazzetta Cuccia post fusione Unicredit-Capitalia siano partiti i primi attriti proprio sul destino di Generali. La superbanca ha oggi circa il 18% di Mediobanca che a sua volta controllo il 15,669% del capitale della compagnia di assicurazioni. Una situazione destinata a rientrare con il previsto dimezzamento della quota Unicredit in Mediobanca, ma che non aveva mancato di attirare le preoccupazioni del presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. A fine ottobre per Unicredit aveva risposto Alessandro Profumo in un’intervista a Les Echos: “Alcuni dicono che Generali deve essere indipendente per esercitare, loro, un’influenza, questo mi indispettisce”, aveva detto. Unicredit ha una quota diretta in Generali pari al 4,67%, Intesa detiene invece il 2,215%, mentre la Carlo Tassara di Romain Zalesky, ritenuto vicino a Bazoli, controlla il 2,273%.


La sensazione dunque è quella di uno scontro, anche se effettivamente le parti in gioco restano nell’ombra. D’altra parte il supposto manovratore di Algebris è ben nascosto. Unicredit ha confermato di detenere una quota in Algebris attraverso Pioneer, ma secondo indiscrezioni di stampa praticamente tutte le principali banche italiane avrebbero una quota nell’hedge londinese.