La Federal Reserve teme la recessione: allo studio nuove misure

Inviato da Marco Berton il Mer, 10/08/2011 - 08:51

Come largamente previsto la Federal Reserve americana ha annunciato ieri sera tassi di interesse invariati nella fascia 0/0,25%. Lo ha fatto sottolineando in un comunicato come stando allo stato attuale i tassi dovrebbero rimanere su questi livelli per almeno altri 2 anni. Una decisione scontata e finalizzata a fornire stimoli alla crescita americana che registra di giorno in giorno preoccupanti segnali di rallentamento.

Il mercato, dopo un leggero tentennamento, ha reagito bene alle decisioni della Banca centrale con i listini di Wall Street che hanno messo a segno un vero e proprio rally chiudendo in progresso di circa 4 punti percentuali, una performance che di fatto ha annullato quanto perso nella drammatica seduta di lunedì.

Analizzando a fondo la decisione della Fed non c'è comunque da stare molto allegri. La conferma di tassi su livelli eccezionalmente bassi evidenzia una congiuntura stagnante e senza dubbio peggiore rispetto a quanto comunicato ai mercati, forse con eccessivo ottimismo, nei mesi passati. Anche le stime per i prossimi trimestrei parlano chiaro: da Washington hanno infatti sottolineato come i primi 6 mesi del 2011 siano stati "significativamente più deboli" di quanto previsto. Nei prossimi mesi, inoltre,  il Prodotto interno lordo americano "potrebbe continuare a frenare".

Per il futuro la Fed ha comunque ribadito come potrebbero essere attuate nuove misure a sostegno della ripresa anche se per il momento non sono state annunciate decisioni in merito all'avvio di nuove iniezioni di liquidità. Il tanto decantato Quantitative Easing 3, ossia una terza puntata del piano per aumentare liquidità nei mercati finanziari, avrebbe sicuramente provocato le reazioni dei Repubblicani da sempre ostili a nuove mosse di espansione monetaria. Meglio evitare nuovi scontri a livello politico, avranno pensato da Washington. Tensioni che sono comunque visibili anche nel board della Fed visto che tre banchieri centrali ieri avrebbero votato contro la decisione del Fomc, il braccio operativo della Banca centrale americana.

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