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La Federal Reserve non alzerà i tassi nel 2016. Euro a sconto, soprattutto sullo yen (analisti)

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Nel corso del 2016, contrariamente a quanto detto negli scorsi mesi e a quanto atteso dalla gran parte degli analisti internazionali, la Federal Reserve non alzerà nuovamente i propri tassi di interesse. E’ questa l’opinione di Alain Bokobza, responsabile dell’asset allocation globale di Societe Generale.

 
Una promozione di fatto per gli asset rischiosi, americani e non. Secondo l’esperto intervistato in una trasmissione della CNBC, è proprio il quadro economico internazionale a scongiurare l’ipotesi di ulteriori mosse restrittive da parte della banca centrale americana. 
 
Rispetto all’ipotesi iniziale di 4 possibili interventi al rialzo di inizio anno, la Fed ha progressivamente ridotto le proprie aspettative di possibili interventi. I timori legati al referendum negli UK, e il successivo esito sull’uscita dall’Ue hanno di fatto azzerato tutte le probabilità di mosse rialziste, almeno per quanto riguarda il 2016. 
 
Persino l’ottimo dato dei nonfarm payrolls di giugno, con la creazione di ben 287mila posti di lavoro (le attese erano per 175mila) non cambia le carte in tavola. Secondo Bokobza siamo ancora in un periodo estremamente delicato; i prossimi mesi saranno cruciali per capire se la Fed interverrà nuovamente sui propri tassi di interesse, ma non prima del 2017. 

Societe Generale, pur mantenendo una view positiva sui mercati, ha recentemente abbassato il proprio peso nell’allocazione sul comparto azionario americano, in scia al bel rally messo a segno nel secondo trimestre. L’analista ha sottolineato che non ha assunto “una posizione da Orso (ribassista, ndr), non ci attendiamo alcun evento catastrofico nei prossimi due trimestri. Stiamo semplicemente diversificando”. 

Interrogato sul tema Brexit, infine, Bokobza si è detto che nonostante il sorprendente risultato del referendum britannico, il Vecchio continente riuscirà ad evitare ripercussioni di natura catastrofica. L’esperto ha sottolineato infatti come l’euro sia diventato particolarmente conveniente, soprattutto nei confronti dello yen giapponese, evento che potrebbe supportare le esportazioni.