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Federal Reserve: con oggi termina l’Era Bernanke, ora la palla passa a Janet Yellen

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Dopo 8 anni, con oggi termina l’Era di Ben Bernanke alla guida della Fed.Nominato alla successione del leggendario Alan Greenspan il 24 ottobre 2005 dall’allora PPresidente George W. Bush, Bernanke si insediò ufficialmente alla guida della banca centrale più importante il 1° febbraio 2006. In questi anni l’ormai ex- Governatore si è trovato a dover affrontare la terribile crisi economica iniziata con lo scoppio della bolla dei mutui subprime. Il suo nome rimarrà dunque per sempre legato a questo periodo e alle misure straordinarie di allentamento monetario portate avanti nel corso dei suoi due mandati. Da domani l’Era Bernanke terminerà ufficialmente per lasciare il posto a Janet Yellen. Ecco dunque che ora toccherà alla moglie del premio Nobel per l’economia 2001, George Akerlof, guidare le redini della prima economia mondiale. Nel corso del suo mandato Janet Yellen è chiamata a un importantissimo e delicatissimo compito: decidere i tempi e le modalità con cui chiudere i rubinetti della liquidità aperti da Ben Bernanke. Di seguito pubblichiamo un commento di Patrice Gautry, Chief Economist di Union Bancaire Privée sulle sfide che Janet Yellen dovrà affrontare fin dall’inizio del suo mandato.

L’Era Bernanke è finita con un pianto, più che con il botto: il benvenuto dei mercati all’ultima decisione del presidente della Fed, che ha ulteriormente ridotto gli acquisti mensili di bond della Banca centrale americana, è arrivato sotto forma di segno meno. Tuttavia, non ci sono solo brutte notizie, poiché ora la Fed è più fiduciosa sulla crescita economica statunitense, con gli outlook che quest’anno raggiungeranno facilmente il 3,5%, o anche più.

Di conseguenza, aumenterà la pressione sul nuovo capo della Fed, Janet Yellen. Il prossimo incontro del FOMC (programmato a marzo) sarà seguito da una conferenza stampa, che catalizzerà l’attenzione dei mercati. E’ molto probabile che il tasso di disoccupazione sarà molto vicino – o forse persino sotto – la soglia del 6,5%, obbligando quindi la Fed a cambiare tattica o forse addirittura a evitare qualsiasi riferimento esplicito a questo indicatore. Se la fine del programma di allentamento quantitativo è sostenuta dai mercati, ci sono ancora operatori che restano scettici riguardo alla ‘forward guidance’ espressa dalla Fed, cioè in pratica riguardo alla capacità della Fed di guidare le aspettative sui tassi di interesse sia nel breve sia nel lungo termine, fintanto che l’inflazione resterà sui livelli più bassi di sempre.

Nella sua “salita al trono”, Yellen deve affrontare quindi una sfida importante. I prezzi dell’azionario hanno effettivamente aiutato la ripresa economica degli Stati Uniti nel 2013 e costituiscono chiaramente una variabile per la trasmissione della politica monetaria americana: in breve, affinché il ciclo di crescita continui, deve esserci fiducia sull’azionario, dunque una politica monetaria chiara e visibile che sia allineata alle aspettative dei vari mercati.

Il processo è molto più delicato rispetto al mero aumento o taglio di 25 punti base dei tassi di interesse e, agli occhi dei meno esperti, potrebbe sembrare riguardare più la psicologia che l’economia. Invece di parlare semplicemente del contenuto dei nostri portafogli, i banchieri centrali devono parlare alle nostre anime e alla nostra immaginazione. 

Quindi, lunga vita alla Regina Janet! E buona fortuna..