Fed e tassi. C’è chi teme recessione e mercato orso per Treasuries. E Goldman Sachs taglia questo rating

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Gli ultimi dati arrivati dal fronte macroeconomico degli Stati Uniti sembrano avallare la decisione della Fed di normalizzare la politica monetaria attraverso un rialzo graduale dei tassi. Oggi, alle 19 circa ora italiana, arriverà il tanto atteso annuncio su quella che dovrebbe confermarsi – il condizionale è d’obbligo ma i futures sui fed fund danno l’evento probabile al 100% – la prima manovra restrittiva del 2017. L’ultima volta che i tassi di riferimento sono stati alzati è stato nel dicembre del 2016. Il consensus prevede un rialzo di un quarto di punto percentuale nel range tra lo 0,75% e l’1%.  Il Guardian ritiene che la stretta potrebbe essere di mezzo punto percentuale, portando i tassi al range compreso tra l’1% e l’1,25%

Un alert sull’accelerazione delle pressioni inflazionistiche è arrivato ieri, con la pubblicazione dell’indice dei prezzi alla produzione: a febbraio il dato è salito dello 0,3% su base mensile, più del +0,1% atteso dal consensus, mentre su base annua la performance è stata la migliore in quasi cinque anni, pari a un balzo del 2,2%. Anche la componente core è cresciuta, salendo dell’1,8% su base annua, rispetto al +1,6% di gennaio.

David Rogers, veterano dei mercati finanziari che ha lavorato per Standard & Poor’s, Thomson Financial, Dow Jones Newswires e Wall Street Journal, noto per essere, tra le altre cose, esperto di analisi tecnica, fa il punto della situazione sullo stato di salute dell’economia Usa e fa notare che la sfida più grande per Janet Yellen e la Fed è come riuscire a normalizzare i tassi di interesse senza scatenare un collasso sui mercati dei bond e azionari, che possa deragliare l’economia degli Stati Uniti.

Rogers ricorda come Wall Street sia salita anche nei cicli in cui la politica monetaria della Fed è stata restrittiva, soprattutto nel periodo 1999-2000 e 2004-2006. “Tuttavia, considerata la fragilità rappresentata dal nodo del debito – il rapporto tra debito pubblico Usa e Pil si attesta attorno al 105% rispetto al 68% del 2008 – la Fed sarà particolarmente attenta a non fare passi falsi”.

Il suo successo, precisa Rogers, “dipenderà dall’efficacia della sua strategia di comunicazione e dalla fiducia che i mercati riporranno nella politica economica del presidente Donald Trump“.

Lo stesso responsabile strategist di mercato di Natixis Global Asset Management, David Lafferty, avverte che il compito di Yellen sarà quello di normalizzare la politica monetaria “senza provocare la prossima recessione”.

Se a essere modicata oggi sarà anche la proiezione dei tassi in futuro, rappresentata dal cosiddetto “dot-plot”, sarà possibile ravvisare maggiore tensione sia sul mercato azionario che obbligazionario.

Bill Gross, guru dei bond ex Pimco e ora presso Janus Capital, ritiene che una revisione al rialzo delle aspetttive di nuove manovre restrittive porterà i tassi decennali dei Treasuries ben al di sopra della soglia del 2,6%, decretando l’inizio di un mercato orso per i bond. Se invece i toni della Fed non saranno eccessivamente da falco, le implicazioni secondo Rogers saranno bullish per l’azionario e, nel caso in cui riuscisse a superare il record recentemente segnato a 2.400,98 punti, l’indice S&P 500 potrebbe a suo avviso balzare a 2.450 punti.

Tanto bullish non è la view invece di David Kostin, strategist di Goldman Sachs che proprio ieri, alla viglia della decisione sui tassi della Fed, ha tagliato il rating sulle azioni Usa a neutral per i prossimi tre mesi. Secondo la banca “gli investitori scivoleranno presto sulle loro aspettative di un aumento dell’eps (earning per share, utile per azione) nel 2017, nel momento in cui si renderanno conto della realtà, ovvero del fatto che l’impatto positivo della riforma fiscale (di Donald Trump) non sarà avvertito fino al 2018” , in un contesto in cui “le revisioni sulle stime dell’eps, nell’arco degli ultimi mesi, sono state al ribasso sia per il 2017 che per il 2018″.

Goldman Sachs rimane comunque “overweight” su Wall Street per i prossimi 12 mesi, e prevede un ritorno complessivo del 5%, “che è elevato rispetto ad altri asset”.