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Fed, il tapering è sul piatto

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La due giorni di riunione del FOMC che si concluderà oggi è attesa da tutti gli investitori internazionali. Di seguito pubblichiamo un commento di Anthony Doyle, team fixed income M&G. L’esperto evidenzia come l’opinione generale del mercato non si attenda per oggi l’annuncio dell’avvio del tapering. A suo avviso tuttavia la riduzione del programma di acquisti portato avanti dalla Fed potrebbe essere più vicino di quanto molti si aspettano. Alla base del suo pensiero la constatazione che tutte le variabili economiche indicate come fondamentali per iniziare il tapering – occupazione, crescita e inflazione – sono migliorate. Quello che è certo è che qualunque cosa succeda, il quantitative easing si sta avvicinando all’atto finale.

A settembre il FOMC ha stupito tutti, mercati ed economisti, con l’annuncio da parte dei membri della Commissione di frenare sul tapering, proseguendo con il programma di acquisti per 85 miliardi di dollari al mese. Oggi sono passati tre mesi, e l’opinione generale è che la Fed non rallenterà il passo degli acquisti di Treasuries e di crediti ipotecari. Tuttavia, l’opinione generale in passato si è sbagliata, è possibile che lo sia anche oggi? Noi crediamo che il tapering sia più vicino di quanto molti non si aspettano.

La Fed ha svariate buone ragioni per fare un tapering graduale. In primo luogo, l’inflazione non è un problema, è al di sotto del target e vicina ai minimi storici. Secondo, il tasso di interesse sui mutui a trent’anni è aumentato dal 3.5% di maggio a circa il 4.5% di oggi, con un impatto sulla capacità di acquisto degli immobili. Terzo, c’è una continua preoccupazione che il 2014 possa portare un ritorno della politica del rischio calcolato che ha caratterizzato gli ultimi giorni di settembre, con i Treasury USA a segnalare che il tetto del debito sarebbe stato alzato a febbraio o marzo per evitare il default. Infine, la Fed non è assolutamente vicina ad alzare i tassi.

Non c’è dubbio che dopo la decisione di settembre, il tapering è strettamente connesso con i dati economici e, in questo senso, le questioni macroeconomiche hanno la loro importanza. Fortunatamente, in una conferenza stampa a giugno, Ben Bernanke ci ha già anticipato quali sono le variabili a cui guarderanno lui e il FOMC. La Fed vuole vedere un miglioramento generale su tre variabili economiche fondamentali – occupazione, crescita e inflazione – prima di ridurre l’entità del programma di acquisto di bond.

I dati sono migliorati a tutto campo. Il PIL annualizzato è migliore, il tasso di disoccupazione è più basso e l’inflazione CPI è solo all’1.2%. Altri indicatori economici importanti come l’indice ISM manifatturiero e la fiducia dei consumatori sono più rassicuranti, mentre i mercati sono a livelli del tutto simili a quelli di tre mesi fa con il rendimento del decennale al 2.86%. 

Dopo la sorpresa dell’annuncio di settembre, crediamo che ogni meeting del FOMC da qui in avanti sia ‘in gioco’: ovvero che ci siano buone probabilità che la Fed possa agire in modo da ridurre in qualche modo il programma di acquisti finché non raggiungerà la parità di bilancio. Una riduzione negli acquisti non è un inasprimento della politica, noi lo vediamo che un segnale positivo che mostra la fiducia dei politici in un’economia statunitense in fase di guarigione dopo la crisi finanziaria. La politica dei tassi di interesse è destinata a rimanere accomodante per molto tempo ancora, anche dopo che sarà raggiunta la parità di bilancio. 

Considerati gli sviluppi dell’economia USA negli ultimi tre mesi, l’annuncio della FOMC di dicembre potrebbe già annunciare o una piccola riduzione del programma di acquisti, o un aggiustamento della soglia del tasso di disoccupazione o un piccolo progresso sull’inflazione. Qualunque cosa succeda, il quantitative easing si sta avvicinando all’atto finale.
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