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La Fed potrebbe adottare requisiti di capitale più stringenti per le banche straniere in Usa

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I protocolli di Basilea III potrebbero non rimanere l’unico motivo di contrasto tra istituzioni bancarie americane ed europee. Secondo alcune indiscrezioni, rilanciate dall’agenzia Bloomberg, la Federal Reserve potrebbe dettare requisiti di capitale più restrittivi per i gruppi bancari stranieri operanti negli Stati Uniti. 
Il provvedimento servirebbe a correggere una falla della legge Dodd-Frank, adottata nel 2010 a seguito della crisi che ha rischiato di travolgere l’intero sistema finanziario. Tra i punti fondamentali della legge l’adeguamento a nuovi standard di capitale e liquidità per tutti gli istituti domestici e per le holding di banche straniere operanti negli Stati Uniti. 
Proprio qui si nasconde la sottile distinzione che la Federal Reserve potrebbe far cadere. Per il diritto Usa una holding bancaria è una società registrata che controlla altre banche. Goldman Sachs per esempio è una holding bancaria. Non sono holding bancarie, per contro, le unità o filiali commerciali di banche straniere operanti nel territorio americano e controllate dalla casa madre/holding fuori dagli Stati Uniti. Nessun ulteriore adeguamento di capitale, oltre al rispetto degli standard internazionali, era richiesto in questo caso. 
Una scappatoia che potrebbe non essere più disponibile se le indiscrezioni troveranno conferma. I gruppi americani potrebbero essere costretti a riunire le proprie attività in Usa in una holding bancaria e dovrebbero, di conseguenza, adeguare il capitale di tale holding alle richieste della normativa statunitense. Indipendentemente dal fatto che già rispettino le normative internazionali in materia di adeguatezza del capitale. 
I gruppi stranieri si troverebbero in tal modo a dover rispettare due diversi set di requisiti di capitale: Basilea che impone di adeguare il capitale alla rischiosità dei propri asset e le eventuali nuove norme che imporrebbero un livello di leverage adeguato agli asset totali. Il che richiederebbe, in molti casi, la raccolta di nuovo denaro. Il rischio che si corre adottando misure indiscriminate, secondo l’Institute of International bankers e “di scoraggiare la presenza di banche straniere negli Stati Uniti e danneggiare il mercato dei prestiti visto che tali aziende coprono il 25% del mercato complessivo”.   
Qualcosa di più nel merito della questione potrebbe sapersi stasera quando, alle 18:15 ora italiana, il membro del board della Federal Reserve Daniel K. Tarullo terrà un discorso sulla regolamentazione bancaria alla Yale School of management.