La Fed muove dopo le elezioni di Mid Term: niente shock & awe e i dubbi restano

Inviato da Micaela Osella il Gio, 04/11/2010 - 09:05

Il risultato delle elezioni di Mid Term va affrontato a muso duro. E la Federal Reserve non si tira indietro. E' la banca centrale americana a traghettare gli Stati Uniti verso la prima decisione di rilievo nel nuovo scenario post-elettorale Oltreoceano. Niente shock & awe (colpisci e stupisci), comunque. In linea alle aspettative di analisti e ai mercati finanziari, al termine della due giorni del Fomc, la Fed ha deciso di mantenere invariato il tasso di riferimento sui prestiti interbancari a un giorno, confermandolo in una forchetta tra zero e 0,25%, e ha ribadito che manterrà i tassi a livello eccezionalmente basso per lungo tempo.

Il piatto forte non era la di fatto scontata decisione sul costo del denaro, bensì il nuovo maxi stimolo monetario per sostenere la ripresa dell'economia. L'istituto centrale Usa ha annunciato l'atto secondo di un programma di "quantitative easing"  - provvedimenti espansivi a sostegno della ripresa tramite acquisto di asset sul mercato - del valore complessivo di 600 miliardi di dollari da usare entro la fine del secondo trimestre 2011, pari a circa 75 miliardi ogni mese. Condotto la scorsa settimana, l'ultimo sondaggio Reuters scommetteva all'unanimità sull'annuncio di nuove misure di allentamento quantitativo. Le aspettative degli operatori più direttamente in contatto con la banca centrale ipotizzavano un programma dell'importo tra 250 e 2.000 miliardi, con una mediana che indicava acquisti mensili di titoli di Stato tra 80 e 100 miliardi.

Ma al di là delle cifre in gioco, sono molte le domande che restano al momento senza una risposta: sono diversi gli operatori di mercato che si chiedono cosa succederà adesso ai mercati, in particolare a Wall Street. Il primo atto del piano Fed si è concretizzato con l'acquisto circa 1.700 miliardi di titoli garantiti dai mutui e bond statali, oltre agli sforzi attuati per mantenere i tassi vicino allo zero da dicembre 2008, per tirare gli Stati Uniti fuori dalla peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione degli anni trenta.

Una potenza di fuoco che non è bastata a ridare smalto alla locomotiva statunitense, che si trova alle strette con il rischio deflazione. Una posizione certificata dagli ultimi dati sui prezzi al consumo: nel mese di settembre sono cresciuti dello 0,1% contro attese che indicavano un incremento dello 0,2%. Un altro fattore di preoccupazione per la Banca centrale è rappresentato dalla debolezza del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è ormai stabile a quota 10%, tuttavia per il 2011 Bernanke vede "una crescita più veloce e più vicina al trend di lungo periodo". E adesso? Da qui a fine anno c'è chi dice che c'è voglia di crescere sui mercati. Ben Bernanke ha messo sul piatto cifre leggermente più alte delle attese, che forse saranno in grado di far scattare l'interruttore della fiducia sull'on.  

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