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Fed, Kashkari: “è possibile nostri rialzi tassi stiano provocando seri danni a economia Usa”

Il numero uno della Fed di Minneapolis: “Le strette monetarie decise non sono gratis, e credo che dovremmo tenerlo ben presente”.

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E’  possibile che i rialzi dei tassi stiano provocando “seri danni” all’economia americana: tale ipotesi aiuterebbe a spiegare il motivo per cui l’inflazione rimane bassa e la crescita dell’occupazione ha rallentato il passo. Parole di Neel Kashkari, presidente della Fed di Minneapolis, tra i membri più “dovish”, colombe, del Fomc.

Parlando in un intervento all’università del Minnesota, in Minneapolis, Kashkari ha detto:

“E’ molto possibile che le nostre strette monetarie, lanciate negli ultimi 18 mesi, stiano provocando una crescita più lenta dell’occupazione, lasciando più persone ai margini, causando una crescita più lenta dei salari, e dunquecreando un’inflazione e aspettative sull’inflazione più basse”.

Insomma, “questi rialzi dei tassi che abbiamo deciso non sono gratis, e credo che dovremmo tenerlo ben presente”.

Fed dunque in crisi di identità, non più sicura delle decisioni di politica monetaria fin qui adottate. D’altronde, se c’è una cosa che accomuna sia l’Europa che gli Stati Uniti, è la constatazione che l’inflazione, sebbene in rialzo in entrambe le aree, si riveli spesso dormiente rispetto ai target della Bce e della Fed.

Alla vigilia della decisione dei tassi della Banca centrale europea e della conferenza stampa di Mario Draghi, l’impressione è che entrambi gli istituti vogliano smorzare le aspettative di qualsiasi manovra che possa essere definita restrittiva: Francoforte sarebbe pronta ad ammettere che l’apprezzamento dell’euro è un problema, e dunque ad avviare un tapering del Quantitative easing solo graduale. La Fed sembra lacerata da tensioni intestine tra falchi e colombe.

Sempre ieri a parlare è stata Lael Brainard, governatore della Fed di New York, che ha consigliato agli altri esponenti di essere cauti nell’alzare nuovamente i tassi.  Attesa dunque per il meeting del prossimo 19-20 settembre.

La Fed dovrebbe decidere di lasciare i tassi invariati in quell’occasione, e annunciare contestualmente i tempi con cui avvierà un processo graduale per ridurre il suo bilancio ‘monstre’ da $4,5 trilioni.

L’attenzione sarà data piuttosto al comunicato e anche alle stime trimestrali sull’economia Usa che verranno diffuse, che potrebbero avallare un’altra stretta monetaria, o renderla meno probabile.

Nel corso dell’ultimo anno, la Fed ha alzato i tassi tre volte; stando a quanto prezzato dai futures sui fed fund, gli investitori scommettono su un altro rialzo dei tassi con una probabilità di 1 a 3.