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Fed, in attesa del verdetto sui tassi: rialzo o rinvio?

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Dopo nove anni la Federal Reserve potrebbe decidere di alzare i tassi di interesse sui Fed funds, portati a livello zero nel corso della crisi economica. O potrebbe scegliere di lasciarli invariati rinviando il primo passo a dicembre. “L’esito della riunione è straordinariamente incerto – sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo – ma la nostra previsione è di tassi fermi a questa riunione”. Una posizione sulla quale si sono allineati numerosi analisti nel corso dell’ultima settimana e che sembra essere quella condivisa anche dai mercati. “A mio parere non ci sarà alcun aumento dei tassi – è il commento di David Buckle, head of quantitative research di Fidelity Worldwide Investment -. Non credo che l’economia sia già abbastanza stabile da poter rischiare una simile mossa. L’inflazione è ancora eccezionalmente bassa. Inoltre la storia dice che i rialzi non sono mai avvenuti senza che ciò fosse atteso dai mercati, i quali invece in questo momento ritengono improbabile un rialzo”. 
Proprio i dati sui prezzi al consumo hanno portato, oggi, acqua al mulino delle colombe. Ad agosto l’inflazione ha segnato un calo inatteso dello 0,1% su base mensile. Le stime prevedevano un rialzo, pur minimo, dello 0,1%. Il dato core, depurato delle componenti volatili, è salito dello 0,2% m/m mentre la dinamica tendenziale si è attestata a +1,8%. “Le previsioni di inflazione – riprendono gli esperti di Intesa Sanpaolo – sono di trend graduale verso l’alto ma su un orizzonte più lontano e con un grado di incertezza che, invece di ridursi, recentemente è aumentato”. Manca, inoltre, la crescita salariale, ancora poco convincente. “Il mercato del lavoro continua a migliorare – è il pensiero di Anna Stupnytska, global economist di Fidelity Worldwide Investment – tuttavia la crescita dei salati è ancora piuttosto contenuta, indicando che il mercato del lavoro ha margini di miglioramento”. 
Se non ora a dicembre
Se la Federal Reserve dovesse decidere di mantenere lo status quo le attenzioni si sposterebbero sulla riunione di dicembre. “Un aumento a ottobre – prosegue Buckle – sarebbe improbabile in quanto la Yellen nel question time di giugno si è lasciata scappare che il rialzo dei tassi sarebbe potuto avvenire a settembre, dicembre o marzo”. In ogni caso è importante sottolineare che “dalla dichiarazione accompagnatoria e dalle proiezioni economiche della Fed si potranno ottenere interessanti informazioni sulle intenzioni della Banca centrale Usa. La retorica della dichiarazione dovrebbe in qualche modo segnalare l’alta probabilità di un rialzo nel mese di dicembre per non sorprendere il mercato. In caso contrario, se la Fed fosse incline a una posizione dovish, menzionando ad esempio il rafforzamento del dollaro o il rallentamento dei mercati esteri, ciò indicherebbe un probabile posticipo del rialzo al 2016”.