1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Fed: Greenspan sposa la filosofia della Bundesbank?

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

L’iperinflazione che sconvolse l’economia tedesca nel corso degli anni venti e trenta, ha convinto prima la Bundesbank e poi la Banca Centrale Europea a considerare il controllo dei prezzi come obiettivo primordiale della propria strategia monetaria. Negli Stati Uniti, viceversa, la grande depressione degli anni trenta ha contribuito a inculcare nel “modus operandi” della Federal Reserve la necessità di optare per l’adozione di politiche monetarie tese a promuovere la crescita economica. Attualmente, la progressiva inflazione registrata nel complesso degli strumenti finanziari, negli immobili e nei prezzi al consumo, sembra aver convinto la Fed a stringere i rubinetti del credito. Greenspan ha così optato per undici rialzi consecutivi dei tassi di interesse sui Fed Funds, portando il tasso ufficiale dall’1% del giugno 2004 al 3,75% di oggi. E il mercato aspetta già un nuovo ritocco al rialzo in novembre. Alcuni analisti si aspettano che il costo del denaro negli Stati Uniti tocchi il 4,25% in dicembre. Altri sostengono che la Fed sorprenderà gli operatori con una pausa natalizia e una ripresa della stretta in gennaio.

Se i rischi di inflazione continueranno ad imperversare anche nel 2006, i rialzi potrebbero continuare. Nell’ultimo comunicato diffuso dalla Fed, il governatore ha sottolineato che gli elevati costi dell’energia e altri costi addizionali stanno facendo crescere i rischi di inflazione. Le intenzioni della Fed trovano conferma nella compattezza del voto che ha accompagnato l’ultima stretta: il solo voto contrario espresso dal governatore Mark Olson non può essere considerato come indizio di una sospensione della manovra rialzista a breve termine.

Il prezzo del petrolio è cresciuto del 60% da inizio anno e l’inflazione ha toccato il 3,6%, il livello più alto dal gennaio 2001. La Fed è molto preoccupata per il calo della produttività e gli eccessi del mercato finanziario. Il rischio di un crollo del mercato immobiliare, unito a quello derivante da ulteriori impennate delle quotazioni del petrolio, costituiscono variabili che supportano l’ipotesi di una continuazione della stretta a ritmi moderati. I margini di manovra della Banca Centrale sono legati anche ad altre variabili: in primis, l’importanza di non provocare una caduta pericolosa dei consumi.

Greenspan ha espresso forti preoccupazioni sull’andamento anomalo seguito dal mercato obbligazionario. Il prezzo dei bond continua a salire, ignorando le mosse della Fed. Nelle ultime giornate di mercato aperto, il rendimento del Treasury bond decennale – che diminuisce in percentuale se aumenta il prezzo del titolo – è passato dal 4,27% al 4,18%. Quando il tasso sui Fed Funds era ancorato all’1%, il rendimento dei Treasury bond decennali era del 4,8%. Il mercato del reddito fisso europeo ha esacerbato tale movimento. Il Bund tedesco decennale, il titolo più liquido del mercato dei titoli di stato europei, è passato in quindici mesi da un rendimento del 4,27% al 3,02%. Giunti a questi livelli di rendimento, la maggior parte degli esperti sostiene che le obbligazioni governative europee a lunga scadenza non presentino più validi motivi di interesse.

La banca d’affari Usa Merrill Lynch ha diffuso un report in cui evidenzia che gli stimoli fiscali concessi dall’esecutivo guidato da Bush per contenere l’impatto dell’uragano Katrina, contribuiranno a mantenere il tasso di crescita economica Usa su livelli più elevati rispetto a quello atteso. Per questo motivo, gli analisti della casa di investimenti Usa sostengono che la Fed potrebbe decidere ulteriori rialzi del costo del denaro per contrastare gli effetti degli stimoli fiscali. Secondo la banca d’affari, l’impatto degli stimoli fiscali – che già ammontano a 62.000 milioni di Usd e che secondo Merrill Lynch possono toccare i 200.000 milioni di Usd – rappresentano uno stimolo per ulteriori rialzi dei tassi nel corso del 2006. A cura di www.fondionline.it