Fed: economia ed elezioni mid-term la costringono su una strada obbligata

Inviato da Alessandro Piu il Mer, 29/10/2014 - 14:54
La riunione della Federal Reserve è l'appuntamento più importante della giornata. Stasera il Comitato di politica monetaria metterà fine al programma di acquisto di Treasury, il Qe3, riducendo la quota mensile da 15 miliardi di dollari a 0. Inoltre la Fed confermerà la propria posizione di tassi di interesse bassi per un periodo prolungato. La probabilità di deviazioni da questa previsione sono minime. Allora perché il mercato sta dando tanta importanza a quanto appare già scritto?

La Federal è in questo momento come un elefante in un negozio di porcellane, se si muove rischia di fare danno. Secondo Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets, "è molto improbabile che la Fed non rispetti la sua tabella di marcia. Qualsiasi cambiamento che appaia al mercato come un irrigidimento di politica manderebbe i mercati in fibrillazione". D'altronde la speranza malcelata di molti operatori di vedere presto attiva una fase 4 di Quantitative easing appare "altrettanto improbabile vista la vicinanza delle elezioni di medio termine. La Fed cercherà di mantenersi il più neutrale possibile".

Nel frattempo i mercati hanno ritrovato un equilibrio dopo i forti ribassi del mese, grazie innanzi tutto alle parole di James Bullard che, due settimane fa, ha affermato che "la Fed dovrebbe considerare la possibilità di rimandare la fine del Qe". Ovviamente questo non succederà, tanto più che Bullard non è neanche un membro votante del Comitato di politica monetaria. Il suo obiettivo, tuttavia, non era far cambiare strada alla Fed quanto, come spiega Hewson "far capire che la squadra di sostegno contro i crolli del mercato è ancora attiva".

In attesa di capire di che pasta sia fatta la crescita americana: "A ottobre l'indice di fiducia dei consumatori americani ha raggiunto il suo massimo degli ultimi sette anni, nonostante la debolezza dei dati sulle vendite al dettaglio e di beni durevoli. Sembra quasi che i consumatori dicano una cosa e ne facciano un'altra". E senza dimenticare i timori sulla domanda globale in virtù delle difficoltà di Cina ed Europa. Il tutto si può riassumere in un'unica preoccupazione: "Pur con tutto l'ottimismo che si può avere sulla crescita americana, quest'ultima non può essere immune dal rallentamento di altre aree geografiche considerando che il 50% degli utili delle compagnie dell'S&P500 arrivano da Oltreoceano".
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