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Fed conferma il costo del denaro. Crescita economica ha registrato un rallentamento

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L’andamento della crescita economica ha registrato un rallentamento dall’ultimo meeting ed è improbabile che l’inflazione si porti rapidamente in quota 2%. Toni più “dovish”, più da “colomba”, quelli che emergono dalla due giorni di riunioni del FOMC (Federal Open Market Committee), il braccio operativo della Banca centrale statunitense.  

Come da attese e all’unanimità (10-0), il tasso sui Fed Funds è stato confermato nel range 0,25-0,5%, il livello a cui il costo del denaro è stato portato a dicembre, quando è stata varata la prima stretta dal 2006.

“L’inflazione dovrebbe confermarsi bassa nel breve termine, in parte a causa dell’ulteriore calo dei prezzi dei prodotti energetici, e portarsi al 2% nel medio termine”. A prevalere è la cautela nel comunicato diffuso dall’istituto con sede a Washington. L’atteggiamento prudente è riconducibile alle tensioni esogene, “monitoriamo da vicino gli sviluppi economici e finanziari” e le conseguenti implicazioni “sul mercato del lavoro e sull’inflazione”.

Nonostante un outlook maggiormente improntato alla prudenza, la Fed si attende una crescita economica “a velocità moderata” in scia del rafforzamento del mercato del lavoro. In quest’ottica, la Banca centrale della prima economia non esclude a priori di intervenire sui tassi nel meeting in calendario il prossimo 15-16 marzo. “L’andamento dei tassi sui federal funds dipenderà dall’outlook economico”.