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Fed: Bernanke, investire informati, per il bene di tutti

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Non è la frase di un accademico perso nei libri di economia, ma sono le parole pronunciate ieri dal neo- governatore della Federal Reserve durante un’audizione al Congresso degli Stati Uniti. Ben Bernanke ha sottolineato l’importanza della conoscenza dei mercati e degli strumenti finanziari, definendola una variabile chiave per navigare nel mare magnum dei prodotti finanziari offerti dagli operatori.

Tuttavia, il presidente della Banca Centrale Usa ha precisato che l’informazione e l’educazione non rappresentano la ‘panacea’ a tutti i mali del sistema finanziario. ‘La conoscenza deve essere accompagnata sia da un continuo miglioramento delle norme che regolamentano l’attività degli operatori in un mercato sempre più complesso, sia dall’implementazione di misure che evitino che i fornitori di servizi finanziari portino a termine pratiche ingiuste o fraudolente’, ha sostenuto Bernanke.

Negli Stati Uniti, dove il tasso di risparmio è negativo e la maggior parte dei cittadini investe in Borsa servendosi dei fondi comuni di investimento e dei fondi pensione, c’è ancora molta strada da percorrere. Uno studio a carattere nazionale ha dimostrato che la maggior parte degli statunitensi hanno solo una conoscenza mediocre degli strumenti finanziari e del loro funzionamento.

Ma allora cos’è più utile per un investitore che si avvicina ai mercati finanziari, un libro sulle onde di Elliott o un glossario di termini economici e finanziari? In periodi come l’ultima settimana sembra che l’aureola di eccellenza che circonda i mercati si dissolva perché l’eccesso di complessità tecnica nasconde spesso una completa assenza di buon senso. E quest’ultima variabile ( l’assenza di un comportamento prudente e responsabile anche dinanzi alla possibilità di realizzare un guadagno facile) è l’elemento che pilota tutti gli eccessi.

La bassa volatilità degli ultimi anni ha propiziato la costruzione di portafogli permeati da una crescente propensione al rischio. Alcuni investitori hanno destinato ai listini azionari quasi tutto il proprio patrimonio, credendo che l’acquisto di strumenti specializzati in settori o aree geografiche ( petrolio, energie alternative, materie prime e paesi emergenti) rappresentasse un buon metodo per diversificare il portafoglio.

Alla fine dei conti il tema è sempre lo stesso. Quando si individua la possibilità di incassare denaro facile si possono trovare milioni di argomenti per portare i livelli di rischio su livelli superiori rispetto a quelli dettati dal buon senso ( l’economia globale è cambiata, i tassi di interesse sono ai minimi storici etc). Tuttavia, è probabile che le motivazioni che sostengono il trend sono le stesse che hanno fatto in modo che un tulipano valesse quanto una casa nell’Olanda del XVI secolo ( la speculazione).

Dopo l’incoscienza entra in gioco la variabile ‘paura’. Gli investitori che consideravano ‘normale’ un’esposizione in Borsa pari all’80% del patrimonio, sono gli stessi che tentano la fuga immediata. Entrambi i comportamenti pilotano i listini verso gli eccessi. La caduta dei listini è stata dura, proporzionale alla crescita verificatasi nei mesi che l’hanno preceduta. Speriamo solo che non diventi un fenomeno fuori contesto, come i rialzi delle scorse settimane. A cura di www.fondionline.it