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Fed: Bernanke alza i tassi e lascia spazio a nuovi rialzi

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Ben Bernanke ha esordito ieri alla guida della Federal Reserve portando i tassi di interesse negli Usa al 4,75%. Si tratta del quindicesimo rialzo consecutivo di un quarto di punto in ventuno mesi ( dal minimo storico dell’1%), che allarga a ben 2,25 punti il differenziale tra il costo del denaro Usa e il tasso di riferimento fissato dalla Banca Centrale Europea per l’area Euro nei primi giorni del corrente mese. Wall Street sta già scontando un nuovo rialzo operato dalla Fed nella riunione di maggio, nel tentativo di mantenere sotto controllo l’inflazione, e prima di concedersi una pausa (forse) in estate.
Le autorità monetarie nordamericane hanno fatto intendere di essere ben disposte a dare continuità alla politica monetaria restrittiva anche durante la prossima riunione prevista in maggio, e in quelle che seguiranno nel corso del 2006. La continuità viene ribadita con fermezza nel comunicato in cui i vertici della Banca Centrale Usa spiegano che il rialzo dei tassi è una strategia necessaria per mantenere in equilibrio la crescita economica e la stabilità dei prezzi.
Il debutto di Ben Bernanke era un appuntamento chiave per guadagnarsi la credibilità del mercato. Il fiammante presidente della Fed ha promesso al Congresso degli Stati Uniti di voler dare un seguito alla politica monetaria impostata dal suo illustre predecessore. Bernanke è stato di parola, e non sembra disposto a cambiare opinione nel breve termine. La Fedral Reserve crede che l’inflazione, e non la decelerazione dell’espansione economica, costituisca il rischio principale per l’economia del gigante nordamericano.
In tal senso, il linguaggio del primo comunicato dell’era Bernanke è positivo, e constata, dopo due giorni di riunioni, che l’espansione avanza con forza negli Stati Uniti, anche se tutto lascia pensare che si verificherà una moderazione dei ritmi di crescita. L’ottimismo della Fed è condiviso dai consumatori statunitensi (il dato sulla fiducia misurato dal Conference Board ha toccato il livello massimo degli ultimi quattro anni).
Secondo gli esperti Usa, vi sarebbe una variabile dietro quest’ondata di euforia: la forte ripresa del mercato del lavoro dopo i disastri provocati dal passaggio degli uragani negli stati meridionali del paese. Il tasso di disoccupazione si è portato al 4,8% in febbraio. Oggi sarà pubblicato il dato definitivo sulla crescita del quarto trimestre del 2005 ( che nell’ultimo report era pari all’1,6% del Pil, corrispondente ad un tasso annuo del 3,5%). Le aspettative sono per una crescita – su base annua – dell’economia superiore al 4% nel primo trimestre del 2006.
Sul fronte dell’inflazione, la Federal Reserve è più cauta e reitera che anche se la crescita dei prezzi si mantiene su livelli moderati, persistono i rischi derivanti dalle dinamiche dei prezzi nel settore energetico. L’inflazione core – quella presa in considerazione dalla Fed – ha fatto registrare un 2,1% a febbraio. L’indice generale dell’IPC è vicino al 3,6%. I valori fanno ipotizzare che la Fed apporterà nuovi rialzi dei tassi per cercare di garantire una crescita equilibrata. Tuttavia, quella della Fed sembra solo una sicurezza apparente. Bernanke ha più volte ribadito che adotterà un comportamento estremamente flessibile nel rispondere alle oscillazioni dei dati economici. Infine, c’è un settore che semina incertezza in tutta l’economia Usa: l’evoluzione del settore immobiliare. Gli ultimi dati mostrano un raffreddamento del settore in alcuni stati. A cura di www.fondionline.it