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Fed e Bce in terreni inesplorati favoriscono l’asset reflation

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Pubblichiamo un’analisi di Christophe Bernanrd, chief strategist di Vontobel. Secondo Bernard sia la Bce che la Fed si stanno muovendo, con le loro politiche non convenzionali, in territorio inesplorato. La loro azione, al di là degli sviluppi economici di breve termine, avvierà una fase di reflazione degli asset in quanto gli investitori dotati di ampia liquidità saranno invogliati a tornare sui mercati.

La fiducia nella moneta delle banche centrali è un pilastro della società moderna. Praticamente tutte le attività economiche sono basate su questo comun denominatore. Le due maggiori banche centrali al mondo, la Bce e la Fed, sono impegnate in questo momento in uno sforzo massimo, hanno adottato provvedimenti mai adottati prima. La Banca centrale europea, in risposta a una situazione di pericolo di vita per l’Eurozona, ha posto in essere un meccanismo condizionato volto a proteggere Italia e Spagna dall’eccesso di crescita dei tassi di interesse. Nel farlo è andata contro il suo principale azionista, la Bundesbank. La Banca centrale tedesca teme i riflessi sull’inflazione, retaggio storico che non è detto valga in una situazione completamente nuova come quella attuale.

Oltreoceano anche la Fed si è spinta in territori inesplorati. In questo caso la memoria storica sulle enormi sofferenze vissute dalla popolazione americana negli anni ’30 ha spinto Bernanke a evitare gli errori compiuti al tempo: conservatorismo economico e politica monetaria troppo restrittiva. Dunque ampio spazio al Quantitative easing fino a quando si registreranno sostanziali miglioramenti sul mercato del lavoro e tassi di interessi a livello 0 fino al 2015 almeno.

Sia Bce che Fed sono in questo momento impegnate a rivitalizzare le proprie economie di riferimento. Al di là di effetti di breve termine sullo scenario economico, un effetto di queste politiche potrebbe essere una spinta verso l’alto dei prezzi delle attività finanziarie (asset reflation). C’è tanta liquidità in giro e gli investitori che posseggono questa liquidità torneranno sui mercati.

Per queste ragioni, nel corso del mese di settembre, abbiamo incrementato la nostra esposizione al mercato azionario, preferendo in particolar modo banche Usa e società che offrono servizi ad alta tecnologia agli operatori del settore materie prime. Abbiamo anche aumentato le nostre posizioni nel debito dei mercati emergenti denominato in valuta locale. Le valute di questi Paesi beneficeranno delle politiche adottate da Bce, BoE, Fed e BoJ. Oltretutto i rendimenti offerti da questi asset sono molto interessanti. Contemporaneamente siamo ben poco interessati al debito dei Paesi forti, come Germania e Svizzera e riteniamo che il dollaro subirà le conseguenza dell’azione della Federal Reserve. Preferiamo quindi l’unica moneta che non può essere manipolata né dalla Fed, né dalla Bce: l’oro.