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Febbre palladio, prezzi al nuovo record: +90% da agosto. L’oro vale meno

La nota diramata dal ministero russo dell’Industria e del Commercio ha alimentato i timori sull’offerta del metallo prezioso.

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La febbre per il palladio non si ferma. Il prezzo del metallo, che i produttori di auto si stanno affannando ad accumulare, per non farsi trovare impreparati ai controlli sulle emissioni inquinanti, è balzato di quasi +90% dal fondo toccato nel mese di agosto, sulla scia dei timori sulla sua disponibilità sul mercato, visto il boom della domanda.

Dall’inizio del 2019 le quotazioni sono salite del 24% circa.

Oggi i prezzi sono balzati al nuovo record assoluto di $1.567,25 l’oncia, dopo la nota diramata dal ministero dell’Industria e del Commercio della Russia, che ha comunicato che il dicastero starebbe considerando l’idea di vietare le esportazioni del rottame del metallo prezioso, nel periodo compreso tra il prossimo 1° maggio e il 31 ottobre. Obiettivo: promuovere la raffinazione del metallo a livello domestico.

Stando a quanto riporta Cnbc, la portata della nota è stata però sdrammatizzata da Carsten Fritsch, analista di Commerzbank, che ha invitato alla cautela:

“Si tratta soltanto di una speculazione, che qualcuno potrebbe decidere di utilizzare come scusa per far salire i prezzi. Non abbiamo ancora esaminato i dettagli (della decisione) sul presunto taglio delle forniture russe di palladio”.

Da segnalare che, insieme al Sud Africa, la Russia è tra i principali esportatori del metallo prezioso, che viene richiesto dai produttori di auto come catalizzatore per abbattere le emissioni inquinanti, in linea con la normativa più severa volta a garantire la tutela dell’ambiente.

Ole Hansen, analista di Saxo Bank, sottolinea che, a suo avviso, “l’outlook è su una scarsità dell’offerta” e che, di conseguenza, “tale fattore sta dando fiducia nella possibilità che il momentum positivo venga mantenuto”.

Secondo Holsen, il prossimo livello di resistenza tecnica a cui guardare è rappresentato da quota $1.600 l’oncia.

A salire, nel comparto dei metalli preziosi, sono stati oggi anche i prezzi del contratto spot dell’oro, che hanno superato la soglia di $1.302 l’oncia, e che si apprestano a concludere la seconda settimana consecutiva di rialzi.

Le quotazioni beneficiano del calo del dollaro, che si appresta a soffrire la perdita settimanale più forte dall’inizio di dicembre, complice la politica monetaria sempre più espansiva delle banche centrali a livello globale (guarda Bank of Japan).

E’ indicativo come il palladio ormai valga più dell’oro.

Oggi sessione positiva anche per altri metalli preziosi, come l’argento, che è salito dell’1,13% a $15,35 e il platino, che ha fatto +1,55% a $831,20.