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Febbraio a due velocità per dollaro e euro

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Febbraio all’insegna degli acquisti per le quotazioni del biglietto verde. +2,5% nel mese in corso per il dollaro che grazie alla possibile fine anticipata del piano di acquisto asset, un’ipotesi emersa dalla pubblicazione delle minute dell’ultima riunione del board della Fed, e al lento ma costante rafforzamento della congiuntura a stelle e strisce, ha spinto il dollar index di poco sotto gli 82 punti (81,95 mercoledì, il livello maggiore degli ultimi sei mesi).

Il rafforzamento del biglietto verde ha penalizzato i prezzi delle materie prime spingendo di conseguenza al ribasso anche le c.d. commodity currencies come il dollaro australiano (-1,5%) e quello canadese (-2,1%).

Segno meno anche per la valuta rifugio per eccellenza, il franco svizzero (-0,8%), e per lo yen (1,75%), messo sotto pressione dall’aggressività della politica di allentamento quantitativo del nuovo esecutivo guidato da Shinzo Abe.

Il mese si chiude in rosso anche per la sterlina (-3,4%) penalizzata prima dalle minute dell’ultimo meeting del Comitato di Politica monetaria della Bank of England, disposto, per favorire la crescita e di far scendere la disoccupazione, a tollerare un incremento dell’inflazione, e poi dalla decisione dell’agenzia di rating Moody’s di togliere la tripla A al Regno Unito.

Chiudiamo la carrellata con l’euro (-2,8%) che ha dovuto fare i conti con la debolezza dell’economia del Vecchio continente e con l’incertezza emersa delle elezioni politiche nel nostro Paese.