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Febbraio avanti tutta per Wall Street (e non solo), i rischi dietro l’euforia dei mercati

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Il mese di febbraio si avvia alla conclusione con un saldo positivo sui mercati azionari, soprattutto sponda Stati Uniti. Tutti i principali indici statunitensi hanno più volte aggiornato i massimi storici con lo S&P 500 che segna da inizio mese un saldo di quasi +4%, mentre il Dow Jones è salito ancora di più (+4,84%). In Europa segno più nell’ordine del 2,5 per cento sa per il Dax di Francoforte che per l’Euro Stoxx 50, mentre il Ftse Mib segna un più modesto +0,8% a una seduta e mezza dalla fine del mese.

Rischio eccesso di euforia
A dare ulteriore sponda agli indici azionari americani sono stati diversi fattori, dallo stimolo monetario globale, alla politica fiscale espansiva in Cina, alcune importanti operazioni di M&A e le promesse della nuova amministrazione Trump (meno tasse, meno regolamentazione, più spesa pubblica).

Il rischio è che i mercati siano pervasi da un eccesso di ottimismo, senza dimenticare i segnali di alert in arrivo sul fronte spread, riportatosi nelle ultime settimane in area 200 punti base sull’aumento delle preoccupazioni sul fronte politico.  “La crescente euforia che percepiamo e la tendenza ad incorporare subito nei prezzi promesse ottimistiche ricordano periodi come il 1999-2000 e 2006-2007 – sottolinea Equita Sim nel suo Monthly Report – . Mai come in questa fase facciamo fatica a individuare titoli che abbiano un adeguato profilo rischio/rendimento. In USA il gettito delle imposte sui redditi delle persone fisiche è progressivamente rallentato dal +10% del 2015 allo zero attuale e poiché i consumi sono l`80% del PIL è lecito dubitare che il paese possa fare da locomotiva dell`economia mondiale. Il rallentamento dello stimolo monetario inevitabilmente farà aumentare il tasso di default tenuto artificialmente basso dalle banche centrali”. Tendenza già evidente ad esempio nei finanziamenti per l’acquisto di auto negli Usa dopo soli 50 punti base di rialzo dei tassi a breve.

Su spread ulteriori pressioni al rialzo con avvicinarsi elezioni e fine mandato Draghi
Sul fronte spread, la sim milanese ritiene che lo spread BTP-Bund non potrà che peggiorare visti i rischi politici (elezioni italiane al più tardi ad inizio 2018) e l’avvicinarsi della fine del mandato di Mario Draghi alla guida della Bce (ottobre 2019).