Febbraio amaro per Piazza Affari, il voto aumenta l'incertezza ma non mancano le opportunità d'acquisto

Inviato da Alberto Bolis il Ven, 01/03/2013 - 10:39

Febbraio è stato un mese amaro per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che ha lasciato sul parterre circa 9 punti percentuali. Un bilancio magro che però molti analisti avevano messo in conto vista la tornata elettorale del 24-25 febbraio. Il listino milanese ha infatti sbandato pericolosamente nella seduta post voto di martedì 26 bruciando 17 miliardi di euro di capitalizzazione, mentre lo spread si è riportato di slancio oltre la soglia dei 300 punti base. Il risultato delle elezioni, che ha evidenziato un Senato senza maggioranza assoluta, ha complicato il quadro.

"Non ci avventuriamo nel tentativo di attribuire una probabilità ai vari scenari, perché a poche ore dalla chiusura dei seggi non ci sono elementi per fare un esercizio di questo tipo con un minimo di attendibilità", spiegano gli analisti di Equita che non vedono però lo spread tornare ai 500 punti base di inizio 2012 perché "abbiamo avuto la chiara presa di posizione della Bce nel difendere l'Euro e l'implementazione del fondo ESM. In attesa che la situazione politica si chiarisca adottiamo quindi un atteggiamento più prudente".

Tanta incertezza quindi, ma anche buone opportunità d'investimento. "Dopo il risultato elettorale - spiega la sim milanese - nel portafoglio raccomandato abbiamo ridotto il peso delle banche a favore di aziende orientate all'export (Eni, Luxottica, Pirelli, Prysmian) e ai business regolati (Terna)". Citigroup pensa che sia troppo presto per aumentare l'esposizione verso la Periferia dell'Eurozona ma, scrive il broker Usa, "continuiamo a rimanere selettivi sui titoli di quelle compagnie quotate in un Paese, ma che operano soprattutto al di fuori del mercato domestico".

Credit Suisse consiglia di guardare con estremo interesse alle potenzialità dell'azionario tricolore. In un report intitolato "It(aly) is not as bad as it seems" il broker elvetico sottolinea come molti indicatori italiani siano migliori rispetto a quelli del resto della Periferia a partire dall'avanzo primario, pari al 2,8% del Pil. La casa d'affari rimarca poi come il mercato azionario presenti le valutazioni più a sconto nel Vecchio Continente (in particolare le banche) e infine non va trascurato il fatto che altri esiti elettorali inizialmente letti negativamente dal mercato (Irlanda, Francia) si sono poi tramutati in opportunità d'acquisto.

COMMENTA LA NOTIZIA