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Fari puntati sulla redditività bancaria nel 2007-2009

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Il settore bancario continua a essere in fermento. Da un lato, i matrimoni tra big che si potrebbero presto celebrare e dall’altro, l’intensa attività normativa nazionale ed europee che sta contribuendo a modificare il contesto nel quale gli operatori del settore lavorano. Cambiamenti che sono stati colti e fotografati nel rapporto semestrale “Previsioni dei bilanci bancari” effettuato da Prometeia, gruppo di ricerca, analisi e consulenza economica e finanziaria, il cui intento è quello di stimare l’effetto dei principali cambiamenti dello scenario sulla redditività bancaria nei prossimi anni.


Un panorama, quello delle banche italiane, che nel prossimo triennio sarà influenzato – come emerge dallo studio – da tre fattori. Nell’ultimo periodo si fa un gran parlare di liberalizzazioni. Un primo elemento è, infatti, rappresentato dall’effetto che l’intesa attività normativa, nazionale ed estera, potrà avere sul comparto finanziario. Due gli scopi: liberalizzare sì, ma anche normare l’attività di investimento per tutelare il risparmio. Secondo punto, il processo di aggregazione. Le conseguenze che ci saranno in seguito alla riorganizzazione delle diverse proposte di offerta nei diversi comparti di business, che nascono in seguito al processo di aggregazioni bancarie in atto. Infine, lo scenario bancario attuale potrebbe mutare anche per l’intensificarsi della concorrenza.

Lo scenario macroeconomico in cui operano gli istituti bancari è molto positivo. In tale contesto, nonostante l’economia americana stia rallentando, il resto del mondo,  in particolare i Paesi emergenti, sta crescendo. Una tenuta della crescita economica di cui beneficerà ancora la domanda di credito, anche se a ritmi inferiori rispetto a quanto è accaduto in passato. Una domanda sostenuta sia dalle imprese, l’industria manifatturiera è entrata in una fase di ristrutturazione, sia dai nuclei familiari.


Secondo le previsioni contenute nel rapporto di Prometeia, il credito a breve termine crescerà e si avrà, al tempo stesso, un rallentamento della raccolta bancaria rispetto ai numeri del 2006. Lo studio mette in evidenza come proprio il comparto della raccolta a breve termine e dei servizi di gestione della liquidità sia no inseriti in una fase di ridefinizione delle strategie. La componente più sofferta è quella del risparmio gestito che vede una crescente disaffezione da parte delle famiglie e la decisione delle banche che stanno cominciando a ritirare dal mercato dei prodotti considerati poco attraenti. Il tutto va in un’unica direzione: ricomposizione del portafoglio obbligazionario che tra il 2008/2009 dovrebbe concludersi.


Le grandi linee di business rimangono due: le imprese e i privati. Quest’ultimi sono sempre più indirizzati verso il credito al consumo grazie allo sviluppo di una cultura finanziaria, di una maggiore competitività sui margini unitari, di un’evoluzione dell’innovazione del prodotto, della crescita dell’operatività delle banche rispetto agli operatori specializzati e infine, dalla diminuzione del tasso di sofferenze.
Diversi, invece, i driver di crescita per le imprese. Si attenua il processo di ristrutturazione, rendendo maggiormente visibili gli effetti del ciclo economico sul comparto a breve termine, continua l’attività di Merger&Acquisition, l’attenzione principale è rivolta al rapporto banca/territorio e infine, il ricorso al mercato dei capitali anche da parte delle imprese di medie dimensioni contribuirà al rallentamento degli impieghi di medio e lungo termine.


Ma quali saranno gli effetti? Il margine d’interesse registrerà ancora una crescita attorno al 13% medio annuo contro circa il 15% messo a segno lo scorso anno. La crescita sarà sostenuta dai volumi di intermediazione, che si ricompongono verso i prodotti a maggiore margine unitario e dalla ricomposizione dello spread verso il mark down, in un contesto in cui i cambiamenti di mercato e le ipotesi di sviluppo potrebbero far lievitare la volatilità dei risultati. Mentre la crescita dei ricavi dei servizi, molto vivace nel 2006, dovrebbe presentare una dinamica più debole nei prossimi anni, soprattutto per l’aggregato del risparmio gestito.