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Facebook: il Nasdaq crea un fondo da 40 mld dollari per risarcire gli investitori

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Nasdaq Omx Group, l’operatore della Borsa elettronica americana Nasdaq, ha annunciato di aver creato un fondo da circa 40 miliardi di dollari per indennizzare gli investitori delle perdite che hanno subito a causa dei problemi tecnici avvenuti al lancio dell’azione Facebook. La notizia era stata anticipata ieri dal Wall Street Journal, secondo cui il valore di queste perdite si aggira intorno ai 100 milioni di dollari. Nel giorno di debutto dell’azione del social network in Borsa, lo scorso 18 maggio, gli ordini di vendita e di acquisto su Facebook hanno subito forti ritardi a causa dei grossi volumi che il Nasdaq non è riuscito a gestire.

L’inizio non è stato certo dei migliori, guardando il titolo in Borsa. L’azione Facebook ha registrato un calo di circa il 30% dal prezzo di collocamento di 38 dollari. Una performance che la rende la più grande perdita di due settimane di qualsiasi Ipo dal 1995. Non solo. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, il 34% degli utenti Facebook passa meno tempo sul sito rispetto a sei mesi fa. Mentre solo un 20% ha risposto di aver aumentato il tempo di utilizzo.

Una stella cadente, dunque? C’è nell’ambiente finanziario chi sostiene che scomparirà fra otto anni. Ebbene sì. Eric Jackson, fondatore dell’hedge fund Ironfire Capital, in una intervista rilasciata alla Cnbc afferma che il social network perderà la posizione dominante come importante società web in meno di un decennio. “In cinque-otto anni questo tipo di società web andrà a scomparire”, ha detto Jackson a Cnbc, secondo cui le nuove sfide dell’interattività non riusciranno a essere affrontate con lo stesso successo. “Si possono individuare tre generazioni di società web – spiega Jackson – La prima è stata quella dei grandi portali, come Yahoo, la seconda riguarda il web sociale con Facebook, mentre la terza generazione è costituita dalle società concentrate nel monetizzare la piattaforma mobile. Quando si guarda a queste tre generazioni – prosegue l’analista – si nota che nessuna società è in grado di trasferire il successo ottenuto nella generazione successiva”. Per capire, Jakcson fa l’esempio di Google che sta lottando per entrare nel mondo dei social network e pensa a Facebook che dovrà affrontare le sfide sul mobile.