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Ex trader Lehman Brothers: Più che alla Fed guardate a movimenti commodities

Focus sul trend di quest’indice che, dopo essere salito del 10%, sta collassando.

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“Ignorate la Fed, il vero movimento è nelle commodities“. E’ questo il consiglio ai trader che arriva da Mark Cudmore, strategist macro, ex trader di Lehman Brothers, che collabora ora per Bloomberg. A suo avviso, nel mercato delle materie prime si stanno manifestando dinamiche che influenzeranno i mercati molto più di quanto potrà fare una qualsiasi frase che il neo presidente della Fed, Jerome Powell, potrà proferire nelle prossime ore.

L’attenzione è alta per quella che è la prima riunione della Federal Reserve dell’era Powell: le previsioni sono per una stretta monetaria di 25 punti base, al range dei tassi compreso tra l’1,50% e l’1,75%.

Sarebbe il primo rialzo dei tassi dallo scorso dicembre, in un anno in cui, secondo gli economisti intervistati da Bloomberg, gli interventi della banca centrale saranno quattro, più dei tre finora stimati dall’istituto.

La decisione sui tassi è attesa per le 19 ora italiana: seguirà la conferenza stampa di Powell, attesa con trepidazione da trader e investitori.

Eppure non sarà il nuovo numero uno della Fed, secondo l’ex trader di Lehman Brothers, il market mover che piloterà i mercati nel lungo periodo.

Le commodities agricole stanno di nuovo collassando – fa notare Cudmore- dopo che a gennaio hanno testato il minimo degli ultimi decenni”.

Questo, successivamente al rialzo del 10% del sottoindice relativo – il Bloomberg Agriculture Subindex -, avvenuto in meno di sette settimane, che aveva alimentato la convinzione che l’inflazione globale stesse finalmente accelerando, sulla scia dell’aumento dei prezzi dei beni alimentari, che ha sostenuto in particolare i dati relativi all’indice dei prezzi al consumo in Asia”.

Più preoccupante, forse – aggiunge Cudmore – è il recente tonfo dei metalli industriali“.

Per l’ex di Lehman Brothers, questo è “un segnale negativo per la crescita globale, e per l’economia della Cina in particolare”.

Ed è “irrilevante capire se il trend sia stato alimentato dalla spinta a favore di un deleveraging finanziario o da un deterioramento dell’outlook dell’economia reale, in quanto entrambe le spiegazioni sono negative per gli asset rischiosi“.

Dunque?

Cudmore segnala che “queste flessioni generalizzate delle commodities stanno avvenendo anche se i prezzi del petrolio stanno salendo”.

Ma, “visto che l’energia rappresenta uno dei costi principali per l’estrazione, la produzione e la distribuzione della maggior parte di altre materie prime, questa divergenza è notevole ed è improbabile che possa essere sostenibile”.

Tra l’altro, tale situazione sta già provocando un impatto, se si considera che l’Australia, l’Indonesia e il Sud Africa stanno soffrendo forti contrazioni del commercio, a fronte dei massimi attorno a cui viaggiano ancora i paesi esportatori di commodities, come “Russia, Norvegia, Colombia”.

La conclusione è, afferma l’ex trader di Lehman, che “queste dinamiche offrono una varietà di opportunità di trading, molte delle quali sono al momento snobbate, vista la fase di trepidazione per la Fed”.

Ma saranno queste dinamiche, conclude Cudmore, che condizioneranno a suo avviso i movimenti degli asset.