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Eurozona: per S&P il QE durerà fino a metà 2018 e più che raddoppierà a 2.400 mld di euro

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Il quantitative easing (QE) della Bce potrebbe durare ben oltre il temine previsto del settembre 2016 ed arrivare fino a metà del 2018, raggiungendo un ammontare totale di 2.400 miliardi di euro, ovvero più del  doppio rispetto alla somma di 1.100 miliardi circa attualmente prevista dalla Bce. Le ragioni dell’estensione del Quantitative Easing, risiedono nelle difficoltà dell’Eurozona di raggiungere il livello target di inflazione, fissato al 2%, derivanti da fattori economici che hanno complicato l’efficacia della politica monetaria ultra-espansiva attuata dall’istituto guidato da Mario Draghi. Il problema principale è da ricercare nel declino delle valute dei paesi emergenti, che hanno di conseguenza causato una risalita dell’euro, complicando l’efficacia del QE su uno dei suoi obiettivi principali: far ripartire il motore economico della crescita nell’eurozona e aumentare l’inflazione. Il piano di quantitative easing della Bce potrebbe essere esteso oltre il settembre 2016 se la situazione lo renderà necessario. Il francese Benoit Coeuré settimana scorsa ha dichiarato infatti che il piano avrebbe potuto essere prolungato, in caso di necessità.
S&P crede nella forza della ripresa europea 
Nel rapporto diffuso oggi da Standard & Poor’s è stato anche monitorato il possibile futuro andamento della crescita dell’Eurozona, che potrebbe rimanere stabile nella restante parte dell’anno dopo il rallentamento del secondo trimestre. I consumi europei dovrebbero essere il driver di tale recupero, mentre il resto dell’economia mondiale rallenta. Considerando una crescita della Cina al 6,3% per il 2016 e al 6,1% per il 2017, ritenuto da S&P come lo scenario base, “le prospettive per le esportazioni diminuiscono frenate dal rallentamento della Cina che si è diffuso ai mercati emergenti. Eppure in alcune aree della zona Euro, soprattutto in Europa centrale ed orientale, rimangono stabili”, ha detto Jean-Michel Six, economista a capo di Standard & Poor per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. 
Possibili effetti negativi da forte rallentamento Cina 
L’altro scenario proposto da S&P ipotizza una crescita cinese più lenta (+4,4% per il 2016 e +3,9% per il 2017). In questo quadro, ritenuto meno probabile, l’Eurozona potrebbe rallentare di 0,8 punti percentuali rispetto a quanto pronosticato nello scenario base. Secondo l’agenzia di rating statunitense i più colpiti dall’effetto Cina sarebbero i Paesi Bassi (-1,5%), seguiti da Germania (-0,9%), Italia (-0,7%), Spagna (-0,7%) e Francia (-0,6%).