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Eurozona, Schroders: economia più forte ma nel 2016 perderà alcuni fattori di spinta

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L’Eurozona si è rafforzata sotto molti punti di vista nel corso degli ultimi due anni. Gli effetti si sono riverberati nella crescita 2015 e si estenderanno anche al nuovo anno anche se con meno forza. 

Un’Eurozona più forte e più resistente agli shock esterni. È quella che è emersa nell’ultimo anno dalla lunga crisi secondo Azad Zangana, senior european economist di Schroders che ha presentato a Londra lo scenario 2016 per l’area della moneta unica. “L’Europa ha vissuto un anno molto positivo – ha spiegato Zangana nel corso della Schroders International Media Conference 2016 – considerando le sfide che ha dovuto affrontare negli ultimi cinque anni. Al momento prevediamo una crescita dell’1,5% per il prossimo anno, non particolarmente entusiasmante se confrontata con quella di Stati Uniti e Gran Bretagna. Tuttavia è un tasso di crescita che sta permettendo all’Eurozona di riassorbire la capacità produttiva inutilizzata e la disoccupazione e che ha un effetto positivo sulla dinamica salariale”. Per l’anno in corso la stima di crescita è all’1,6% ma, precisa lo strategist: “ci sono state alcune battute d’arresto importanti nel corso dell’anno come la questione Grecia o la svalutazione dello yuan in agosto”. Battute d’arresto che hanno avuto conseguenze limitate “su un’economia molto più resistente agli shock esterni rispetto al passato. Ciò è dovuto in parte al fatto che i driver di crescita sono stati generati internamente all’Unione. Inoltre gli anni dell’austerità sono arrivati alla fine. Molti paesi hanno in essere politiche fiscali neutrali e alcuni stanno implementando piani di stimolo. Infine da non dimenticare il basso prezzo dell’energia che ha permesso di incrementare il salario reale disponibile per i consumi”.  
Nel 2016 l’Eurozona perderà alcuni fattori di spinta
Per il 2016 le attese sono ancora positive anche se diminuirà la spinta derivante da alcuni fattori. Azad Zangana pensa in particolar modo a credito ed euro. Le manovre della Banca centrale europea sono riuscite a rivitalizzare il credito nel Vecchio continente tuttavia “in un’economia che vive ancora un eccesso di capacità produttiva è probabile che la domanda per investimenti rimanga piuttosto bassa. Da questo punto di vista non ci attendiamo nel 2016 miglioramenti decisi come nell’anno in corso. Anche per quanto riguarda l’euro riteniamo che gran parte del deprezzamento, in particolare verso i principali partner commerciali dell’area, sia già avvenuto. Recentemente la valuta unica ha mosso nuovamente al ribasso tuttavia è stato un movimento determinato dall’attesa di nuovi interventi della Banca centrale europea a dicembre. Probabilmente si tratterà di un’estensione temporale del Quantitative easing oltre settembre 2016 visto che un aumento dei volumi di acquisto asset si scontrerebbe con la disponibilità sul mercato di questi asset. La Bce potrebbe essere costretta ad acquistare in tal caso corporate bond o azioni. Tutti questi fattori ci portano a stimare una crescita per il 2016 più moderata, all’1,5%”. 
Spagna la sorpresa, Francia la delusione, Italia a metà strada
Per quanto riguarda i singoli Paesi le previsioni proposte dal senior european economist di Schroders vedono la crescita tedesca poco sopra il 2% nel 2016 e quella spagnola al 2,9% in leggera moderazione rispetto al 3,1% atteso per il 2015 nel suo complesso. “La Germania continuerà a beneficiare della debolezza dell’euro e di una prosecuzione della crescita di Stati Uniti e Giappone. Il forte calo delle esportazioni verso la Cina è stato più che compensato dall’aumento di scambi con le due economie sviluppate. Inoltre il mercato del lavoro è molto tirato e ci aspettiamo un miglioramento della dinamica salariale. La Francia per contro ha deluso nel 2015 e gli eventi delle ultime settimane potrebbero rallentare l’ingresso nel 2016. È molto difficile fare previsioni in questi casi ma in generale ci preoccupa la mancanza di riforme economiche che si potrebbe prolungare fino alle elezioni del 2017. Anche l’Italia soffre della mancanza di riforme strutturali – conclude Zangana – anche se ci aspettiamo un’accelerazione della crescita nel 2016″.