Eurozona: la recessione è finita

Inviato da Riccardo Designori il Ven, 20/09/2013 - 11:23

Di seguito pubblichiamo l'Osservatorio Eurozona pubblicato dall'ufficio Business Analysis di UBI Banca - Private & Corporate Unity. Nello gli esperti evidenziano come l'impressione che si ricava dall'andamento degli indicatori congiunturali dell'Eurozona è che la fase recessiva, per l'area nel suo insieme, è finita.




Contrariamente al PIL italiano, quello dell'Eurozona nel secondo trimestre è tornato a crescere. Certo, non si tratta di un aumento spettacolare: nella primavera scorsa, infatti, si è registrato un aumento dello 0,3% rispetto al primo trimestre, corrispondente ad un tasso annuo di variazione pari a -0,5%. L'indicatore €-coin della Banca d'Italia, che anticipa l'andamento del PIL dell'Eurozona in base ad una serie di variabili macroeconomiche, aveva correttamente previsto il miglioramento: il livello dell'indicatore è progressivamente salito nei mesi scorsi, soprattutto per effetto del miglioramento del clima di fiducia.




In effetti l'indicatore di economic sentiment ha segnalato un rasserenamento delle attese in tutti i Paesi dell'Eurozona ad eccezione della sola Grecia, dove le nuove severe misure di riequilibrio dei conti pubblici imposte dalla 'Troika' hanno impattato negativamente sulla fiducia. Questa è migliorata in particolare in Germania, dove le imminenti elezioni nazionali non sembrano aver creato incertezza alla luce del chiaro vantaggio del cancelliere in carica.




Anche l'indice PMI segnala che le aspettative dei responsabili degli acquisti delle imprese intervistate sono migliorate nei mesi estivi: l'indicatore è infatti salito sopra la soglia 50, anticipando che la produzione industriale è in fase espansiva. Pertanto i prossimi dati dovrebbero evidenziare che il tasso tendenziale di crescita della produzione industriale dell'Eurozona è tornato in territorio positivo, sebbene solo di poco.




Il miglioramento della fiducia delle imprese dell'Eurozona è dovuto principalmente al rafforzamento del flusso di nuovi ordini, che ha riguardato in particolare le imprese tedesche, italiane, olandesi e austriache. In Francia invece le aspettative sono rimaste piuttosto negative, al punto che l'indice PMI si è mantenuto sotto la soglia 50, segnalando che la dinamica congiunturale della produzione industriale è ancora negativa.




Un altro aspetto molto importante è il netto miglioramento rilevato nei mesi scorsi nel clima di fiducia delle famiglie dell'Eurozona. E' molto probabile che il tasso di variazione annuo del valore delle vendite al dettaglio per l'Eurozona nel suo insieme tornerà sopra lo zero negli ultimi mesi dell'anno, mettendo fine ad una fase di contrazione iniziata nella primavera del 2012.




L'impressione che si ricava dall'andamento degli indicatori congiunturali dell'Eurozona è che la fase recessiva, per l'area nel suo insieme, è finita. Ciò è dovuto soprattutto al progressivo assorbimento dell'effetto restrittivo delle manovre di correzione dei conti pubblici e al rilancio della produzione industriale per effetto del rafforzamento degli ordinativi. Tuttavia i rischi di un nuovo indebolimento della congiuntura dell'area restano molto elevati a causa in particolare della fragilità del quadro occupazionale, della continua crescita dei livelli del debito pubblico e dei perduranti squilibri strutturali dei Paesi periferici. In questa cornice, la BCE manterrà i tassi ufficiali ai livelli attuali ancora per molto tempo.


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