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Eurozona: la crescita si ferma, rimandata alla seconda metà dell’anno? Sale il pressing sulla Bce

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Nel secondo trimestre la crescita dell’Eurozona si ferma, alimentando i timori sulla ripresa e il pressing sulla Banca centrale europea (Bce). Secondo le stime preliminari fornite dall’Eurostat, il Pil della zona euro è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, deludendo le attese degli analisti, mentre su base annuale ha registrato una crescita dello 0,7%. Qualche ora prima avevano preoccupato i dati sul Pil di Germania, motore dell’economia europea, e della Francia. 
Alla luce di queste ultime rilevazioni, la domanda tra gli investitori nasce spontanea: la crescita è solo rimandata e si vedrà nella seconda parte dell’anno? “Sarebbe la nostra aspettativa – risponde Peter Vanden Houte, analista di Ing – se non fosse per le tensioni geopolitiche, che hanno iniettato incertezza sulle prospettive”. Secondo l’esperto, i dati di oggi dimostrano che la ripresa rimane troppo debole nell’Eurozona per resistere a shock esterni, il che significa che la crescita del Pil rimarrà probabilmente bloccata in modalità stop-and-go a seconda degli sviluppi in Ucraina e in Medio Oriente. Ma sembra molto probabile che la crescita del Pil dell’Eurozona per l’intero 2014 rimanga al di sotto dell’atteso 1%. 
Considerazioni che fanno salire il pressing sulla Bce. E’ di questa mattina l’intervista su Le Monde del ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, in cui lancia l’appello all’Eurotower dopo aver constatato che la Francia non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di una crescita del Pil dell’1% e un rapporto deficit/Pil al 3,8% come previsto precedentemente.  “Questa situazione di crescita troppo fragile – dice il ministro – di inflazione troppo debole e di riduzione dei deficit troppo lenta trova la sua origine in cause propriamente francesi, ma anche in situazioni alle quali solo una reazione europea globale può dare risposta”. Parole che suonano come un invito alla Bce a mettere in atto una politica monetaria adatta alla situazione attuale, vale a dire a fare di più. 
E’ indubbio che l’Eurotower debba mantenere nei prossimi mesi una politica monetaria estremamente accomodante, ma chissà se e quando la Bce riterrà opportuno mettere in campo quelle misure non convenzionali menzionate nelle ultime riunioni.  “Riteniamo – spiega l’analista di Ing –  che i membri del consiglio direttivo a Francoforte continuino a sottolineare l’importanza delle misure già adottate e rimangano fermi per il resto dell’anno. Le grandi decisioni su misure non convenzionali dovranno attendere il 2015”.