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Eurozona, crescita Pil a record da crisi debiti sovrani. Ma inflazione latita e l’euro va giù

Sorpresa al ribasso per le pressioni inflazionistiche, che deludono ancora la Bce di Mario Draghi. Sia nell’intera area euro, che in Italia.

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L’Eurozona ha chiuso il terzo trimestre riportando la performance, su base annua, migliore dall’inizio della crisi dei debiti sovrani. Il Pil è salito infatti nel terzo trimestre al tasso del 2,5%, il più alto dal primo trimestre del 2011.

Su base trimestrale, la crescita è stata dello 0,6%, dopo il +0,7% (dato rivisto al rialzo dal +0,6% inizialmente reso noto) del secondo trimestre.

A sostenere l’espansione dell’economia dell’area euro è stata in parte la buona performance della Francia, con il Pil salito per il quinto trimestre consecutivo, in quest’ultimo caso dello 0,5%, grazie alla solidità delle spese per consumi e degli investimenti delle aziende.

Su base annua, il Pil francese è balzato del 2,2%, il tasso più alto dal 2011: un trend di tutto rispetto, che vede la Francia battere il Regno Unito, che su base annua ha assistito nel terzo trimestre a una crescita dell’1,5% e che nel trimestre ha segnato +0,4%.

La continua ripresa dei fondamentali economici dell’ Eurozona ha permesso al tasso di disoccupazione dell’area di scendere a settembre all’8,9% dal 9% di agosto, al minimo in nove anni, ovvero dal gennaio del 2009. Questo, a fronte del tasso di disoccupazione in Italia, diffuso anche oggi, che a settembre è rimasto invece stabile all’11,1%, ben al di sopra rispetto al livello dell’Eurozona. Inoltre, sempre in Italia, la disoccupazione giovanile è tornata a salire, attestandosi al 35,7%.

I dati dell’area euro sulla disoccupazione e sul Pil sono stati in ogni caso sicuramente confortanti.

Tuttavia, per l’ennesima volta e a dispetto della Bce di Mario Draghi, la nota stonata è arrivata dal fronte dell’inflazione che, nel blocco dell’Eurozona, si è confermata ancora deludente, scivolando a ottobre all’1,4%. Male anche la componente core, scesa dall’1,1% precedente allo 0,9%.

Nel caso dell’Italia, poi, l’inflazione ha fatto anche peggio, diminuendo a ottobre dello 0,2% su base mensile, e facendo +1% su base annua, in rallentamento comunque rispetto al +1,1% di settembre.

La flessione dell’inflazione dell’area euro ha colto i mercati di sorpresa, con il risultato che l’euro ha perso terreno nei confronti del dollaro e della sterlina.  Su base settimanale, l’euro segna, in corrispondenza di $1,1632, una perdita dell’1,10%.

Karen Jones, analista tecnica di Commerzbank, ha sottolineato a tal proposito che “l’outlook euro-dollaro è negativo”, e ha ricordato che “la scorsa settimana il mercato ha chiuso al di sotto del minimo del 17 agosto scorso a $1,1662 e, facendo ciò, ha completato il testa e spalle a 1,2092-1,1662″.

“Ciò implica – ha continuato Jones -un valore a $1,1232 e, vista la vicinanza alla media mobile dei 200 giorni, a $1,1253, noi fissiamo in corrispondenza di tale valore il nostro target al ribasso“.