Eurozona: aumenta rischio deflazione, ma è presto per agire sui portafogli

Inviato da Riccardo Designori il Mer, 28/05/2014 - 12:21







Di seguito pubblichiamo un commento a cura di Aymeric Forest, gestore del fondo Schroder ISF Global Multi-Asset Income. Nella sua analisi l'esperto prende in considerazione uno dei temi caldi che interessano l'Eurozona: il rischio deflazione. Pur evidenziando come nello scenario di base di Schroders la deflazione nell'Eurozona non sia presa in considerazione viste le prospettive di ripresa dell'economia, Forest evidenzia come il rischio deflattivo in Europa sia aumentato. Questo almeno fino al reale avvio del programma di allentamento monetario da parte della Banca centrale europea.




Nonostante gli ultimi segnali di una modesta ripresa della crescita economica europea, l'inflazione continua testardamente a restare su livelli bassi. Gli ultimi mesi hanno visto un tasso di aumento dei prezzi al consumo inferiore all'1% e le preoccupazioni sull'effettivo slancio della crescita hanno recentemente riacceso i timori sul rischio di deflazione nel Vecchio Continente.



Il basso livello dell'inflazione è stato in parte dovuto all'aumento delle pressioni deflative legate ai prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia, ma anche ai costi più bassi delle importazioni, dovuti a loro volta alla forza dell'euro. Sebbene il nostro scenario base non preveda la deflazione nell'Eurozona, poiché vediamo una prosecuzione della ripresa economica, dobbiamo però riconoscere che tale rischio sta aumentando.



Di conseguenza, recentemente le speculazioni legate a un possibile QE da parte della Banca centrale europea, o a un programma simile di acquisti di asset su larga scala, hanno attratto l'attenzione dei mercati. Se l'Istituto di Francoforte decidesse di intervenire, i rendimenti reali nell'area della moneta unica potrebbero, tenute ferme le altre variabili, scendere più dei rendimenti nominali, con i mercati focalizzati sulla capacità della BCE di far aumentare le attese sull'inflazione.




I programmi di stimolo monetario precedentemente attuati negli Stati Uniti e in Regno Unito hanno evidenziato che, dal punto di vista della tempistica, l'aumento delle attese sull'inflazione è avvenuto generalmente solo dopo la vera e propria implementazione del QE. Se questa tendenza dovesse essere confermata, dal punto di vista della gestione dei portafogli la conseguenza principale sarebbe quella di aspettare l'avvio del programma di allentamento quantitativo della BCE prima di spostare parte di qualsiasi esposizione nominale verso titoli indicizzati all'inflazione, per avvantaggiarsi di questa opportunità.
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