L'Europa non fa la carità alla Grecia: Papandreu rilancia l'idea degli Eurobond

Inviato da alessia bonfanti il Gio, 06/01/2011 - 12:29

"L'intervento della Ue a sostegno dei paesi sotto il tiro dei mercati finanziari non è una forma di carità". Lo denuncia il primo ministro greco, Georges Papandreu. "Il problema attuale è quello di difenderci dalla crisi, trovando le giuste soluzioni sia a livello nazionale, con il consolidamento dei conti pubblici, sia a livello europeo rimettendo al centro delle politiche la crescita economica insieme alla sorveglianza". Secondo quanto affermato dal primo ministro greco, il meccanismo di stabilizzazione finanziaria, che si fonda sugli interventi Ue, sulle garanzie bilaterali degli stati Eurozona e di altri dell'Unione europea e sul Fondo monetario internazionale, "va migliorato e rafforzato".

Ma "senza una dinamica economica ragionevole nei paesi europei gli obiettivi di stabilizzazione non potranno essere raggiunti". Il problema di queste settimane è che "i mercati si mostrano ancora scettici sulla nostra capacità di tornare a una posizione di bilancio equilibrata. Ciò contrasta con la realtà dei fatti", ha aggiunto. In effetti che gli investitori continuano a guardare con sospetto Atene è un dato di fatto: chiedono rendimenti sempre più alti per comprare il debito ellenico. L'ultima riprova è arrivata ieri con lo spread tra i titoli di Stato decennali della Grecia e il bund tedesco volato al record storico di 974 punti base.

Lo scenario però è in movimento. L'Unione europea ieri ha piazzato in un battibaleno il bond quinquennale da 5 miliardi al tasso di interesse del 5,51% tramite l'European Financial Stabilization Mechanism (Efsm, il meccanismo originariamente creato per aiutare i Paesi europei dell'area centro-orientale) e il 12 gennaio invierà all'Irlanda la prima tranche di aiuti destinati al salvataggio del sistema bancario. All'operazione avrebbe aderito anche la Cina che - stando alle stime del quotidiano economico francese La Tribune - già controllerebbe il 7,3% del debito pubblico dei Paesi dell' eurozona, per una cifra vicina a 630 miliardi di euro.

Dopo il successo del primo bond europeo che servirà a salvare le banche irlandesi, andato esaurito in un battibaleno a fronte di una richiesta che è stata tre volte superiore l'offerta, potrebbe prendere piede l'ipotesi degli Eurobond. Papandreu si è pronunciato a favore dell'emissione di E-bond in quanto "possono essere uno strumento finanziario utile per realizzare grandi progetti europei e per ridurre le tensioni nel mercato del debito sovrano". Il presidente Eurogruppo, Jean Claude Juncker, e il ministro dell'Economia italiano, Giulio Tremonti, hanno proposto la costituzione di una Agenzia del debito europeo in grado di emettere eurobond per sostituire una parte dei debiti pubblici nazionali.

Da Bruxelles sull'argomento è intervenuto ieri il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, che ha fatto sapere che l'Europa ha gli strumenti per agire nel caso in cui il Portogallo ma anche la Spagna dovessero finire sotto il fuoco dei mercati. "Spetta ai mercati e non a me decidere i comportamenti, ma a livello di euro abbiamo gli strumenti per agire e se necessario ne adotteremo altri", ha detto.

 

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