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L’Eurogruppo vara il piano salva Atene, si rafforza la moneta unica

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Dopo settimane di speculazioni e dichiarazioni contrastanti, i Paesi dell’Eurozona hanno trovato un accordo mettendo a disposizione 30 miliardi di euro per la Grecia. I prestiti bilaterali avranno un tasso d’interesse intorno al 5% e ciascun Paese contribuirà secondo la quota che ha nel capitale della Bce. La quota dell’Italia è del 12,4% e quindi il suo impegno sarà di circa 3,7 miliardi. Alla dote dell’Eurogruppo si aggiungerà il prestito del Fondo monetario internazionale per una cifra che dovrebbe essere intorno ai 10 miliardi: la somma totale coprirà quasi interamente l’ammontare dei bond greci in scadenza nel 2010 (53 miliardi di euro). L’euro ha subito beneficiato dell’accordo e tratta a 1,3637 dollari a fronte degli 1,3488 dollari di venerdì. A marzo, sui timori di un default di Atene, la divisa europea aveva toccato i minimi da dieci mesi sotto quota 1,33 dollari. Netto il rafforzamento anche verso la moneta nipponica a 127,23 yen da 125,69 di venerdì.

Il governo di Atene ha fatto sapere che non utilizzerà subito i prestiti, sottolineando come “nessuno può giocare con la nostra moneta unica”. L’accordo sulle modalità dei prestiti è l’anello mancante dopo che i capi di Stato dell’Eurozona avevano dato il via libera politico agli aiuti il 25 marzo per garantire la stabilità dell’unione monetaria. “Si tratta di un gesto di chiarificazione che i mercati aspettavano, dimostra che dietro ci sono i soldi”, ha detto nella conferenza stampa di ieri il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker. E i mercati hanno subito reagito positivamente: Milano guadagna lo 0,85%, Londra lo 0,25%, Francoforte lo 0,38%, Parigi lo 0,46%. Alla fine quindi anche il governo di Berlino si è convinto che i margini per evitare il default greco si sono via via sempre più assottigliati. Secondo fonti tedesche la decisione dell’Eurogruppo “dovrebbe contribuire a calmare i mercati in modo che la Grecia possa proseguire con attenzione il lavoro” per mettere a posto i conti pubblici.

Domani, infine, è previsto un primo importante test quando il Governo greco cercherà di piazzare titoli a breve per 1,2 miliardi di euro, quasi una briciola di fronte agli oltre 11 miliardi e mezzo che deve raccogliere entro fine maggio. Giovedì scorso i tassi richiesti per piazzare titoli pubblici greci avevano superato quota 7%, ben più del doppio di quanto paga il governo tedesco ai risparmiatori che acquistano i bund. Prezzi stellari per un paese attanagliato da mesi da indebitamento a due cifre, sfiducia internazionale, recessione e instabilità sociale. Adesso forse si è arrivati ad una svolta cruciale e i prossimi giorni diranno quanto sia importante o meno l’accordo raggiunto dall’Eurogruppo.

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