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Aumentano per il secondo giorno consecutivo le pressioni sull’euro nei confronti del dollaro. La valuta del Vecchio Continente paga da un lato un rallentamento del processo di risoluzione della crisi del debito di alcuni paesi dell’Eurozona, dall’altro il dollaro viene favorito da un andamento del mercato del lavoro Usa in miglioramento. Un altro aspetto che porta gli investitori a sostenere i corsi del biglietto verde è legato alle prospettive delle possibili mosse delle banche centrali. Se infatti nelle passate settimane i toni usati da Trichet e i dati relativi all’inflazione avevano portato ad un rafforzamento dell’euro, l’annuncio di ieri del tedesco Axel Weber di ritirarsi dalla corsa per il ruolo di prossimo Governatore della Bce dal prossimo ottobre potrebbe far sì che alla guida dell’Eurotower arrivi l’italiano Mario Draghi, con i dovuti distinguo in tema di sensibilità all’andamento dell’inflazione: questo elemento potrebbe allontanare la Bce dall’essere la prima rispetto alla Fed ad alzare i tassi. Da un punto di vista operativo dopo è possibile sfruttare l’attuale debolezza per posizionarsi in vendita a 1,3580 sfruttando l’eventuale opportunità data dal rimbalzo dai supporti di 1,3510 toccati in mattinata. Con stop fissato a 1,3665, i target sono rispettivamente a 1,3430 e a 1,3315.