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Euro/dollaro: analisti, verosimile anche un ritorno a 1,25

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Dopo il termine dell’indebolimento del dollaro seguito ai discorsi di Bush e di Greenspan, altre indicazioni positive dovrebbero venire secondo gli analisti di un ufficio studi contattato da Spystocks anche dal dato sul deficit commerciale di giovedì. Il dato di dicembre è infatti atteso in calo grazie all’effetto del calo del prezzo del petrolio, inoltre dovrebbe essere rivisto verso il basso anche il dato di novembre, dopo che l’ufficio canadese di statistica ha ammesso un errore di stima per difetto sulle importazioni statunitensi per circa 1 miliardo di dollari.
“Oltre a ciò occorre aggiungere – dicono gli analisti – che a sostegno del biglietto verde vi è il fatto che le aziende Us godono quest’anno del vantaggio fiscale del rimpatrio dei profitti prodotti all’estero con l’applicazione di un’aliquota fortemente agevolata del 5,25% anzichè del 35%”.
Gli analisti si dimostrano invece scettici su un altro elemento a supporto del dollaro, ossia l’aspettativa di allargamento del differenziale dei tassi euro-Usa. Dall’ufficio studi ritengono infatti che le aziende Us riusciranno a non scaricare eventuali tensioni dal mercato del lavoro sui prezzi finali grazie all’elevato livello dei margini. E’ quindi previsto un graduale rialzo dei tassi da parte della Fed, che però non dovrebbero arrivare a superare il 3 – 3,25%. Due sono ora gli appuntamenti chiave identificati con riferimento al differenziale dei tassi: il prossimo 16 febbraio il discorso di Greenspan al Senato sulla politica monetaria ed il 23 febbraio la presentazione delle minute del Fomc del 2 febbraio.
“In questo contesto – hanno concluso gli analisti – non è inverosimile immaginare un ritorno verso 1,25, un valore che aveva rappresentato per buona parte del 2004 la parte alta del trading range del cross euro/dollaro.