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Euro: tori in ritirata dopo Bce, inflazione Germania e Pil Usa. Ma dollaro sbanda con rumor Trump

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Mentre il Pil Usa si rafforza ben oltre le attese, dall’Eurozona arrivano segnali che dimostrano come la crescita sostenibile dell’inflazione sia ancora lontana dall’essere raggiunta. In particolare, il dietrofront in Germania delle pressioni inflazionistiche è  tale da scatenare nuovi sell off sull’euro, che precipita ai nuovi minimi in nove giorni nei confronti del dollaro. La moneta unica era stata già affossata alla vigilia da un report esclusivo sulla Bce diffuso da Reuters, che aveva smorzato le speculazioni su un rialzo dei tassi in Eurozona entro la fine dell’anno.

Oggi, il dato sull’inflazione in Germania, che è cresciuta di appena l’1,5%, ben al di sotto del target della Bce fissato poco al di sotto del 2%, ha innescato nuovi smobilizzi sull’euro. Ben lontani appaiono quei livelli raggiunti appena lunedì scorso, quando il rapporto euro-dollaro era arrivato a salire fino al record in quattro mesi e mezzo, a $1,0906. Il cambio si deprezza fin sotto la soglia di $1,0740.

Ma poi improvvisamente qualcosa cambia: Cnbc diffonde un report secondo cui il governo Trump starebbe pensando di penalizzare quei paesi che, a suo avviso, svalutano le proprie monete. Nel citare due fonti non identificate, che lavorerebbero a stretto contatto con l’amministrazione Usa, Cnbc fa riferimento alla decisione del presidente di imbarcarsi in una guerra valutaria.

Risultato: sul forex in pochi minuti cambia tutto, con il dollaro che azzera i guadagni e soffre un rapido crollo nei confronti soprattutto dello yen.

In pochi minuti il dollaro precipita verso lo yen

Dopo qualche minuto, il cambio dollaro-yen torna a salire, attestandosi attorno a JPY 111,38.

Euro e dollaro ostaggio dunque delle banche centrali, ma non solo. Le dichiarazioni ad effetto di Trump o le indiscrezioni sulle sue prossime mosse scatenano forti oscillazioni sul biglietto verde, e di conseguenza anche sull’euro.  Che tuttavia, secondo diversi strategist, per ora assiste alla ritirata dei tori. 

Così commenta il trend del rapporto di cambio Josh O’Byrne, strategist delle valute dei paesi del G10 presso Citi:

“E’ abbastanza presto per giungere a conclusioni, ma l’articolo sulla Bce di ieri ha sicuramente depresso i tassi e ha indebolito in qualche modo il sentiment verso l’euro”.

Dalle indicazioni arrivate dall’agenzia tedesca delle statistiche federali Destatis è emerso inoltre oggi che, nel mese di marzo, l’indice dei prezzi al consumo della Germania è salito su base annua dell’1,5%, in deciso ribasso rispetto al record in quattro anni testato a febbraio, al 2,2%. Gli economisti avevano previsto un indebolimento limitato all’1,9%. E’ vero che si tratta di un dato soggetto alla volatilità, forse in questo caso più che in altri. L’anno scorso, la festività della Pasqua è stata celebrata infatti alla fine di marzo, mentre quest’anno cade alla metà di aprile. Di norma, durante il periodo festivo, i prezzi tendono a salire, in parte a causa dei costi più elevati dei trasporti. Si potrebbe spiegare in questo modo il rialzo contenuto dell’1,5% rispetto allo stesso mese del 2016,

A mettere sotto pressione l’euro è tuttavia anche la pubblicazione del dato relativo al Pil Usa del quarto trimestre, che è stato rivisto al rialzo a +2,1%, rispetto al +1,9% inizialmente reso noto, grazie in generale al trend delle spese per consumi, che sono state riviste al rialzo al +3,5% rispetto al +3% pubblicato in precedenza. Dal dato emerge anche che l’indice PCE che misura il trend dell’inflazione – monitorato attentamente dalla Fed per le sue decisioni di politica monetaria – è stato rivisto al rialzo dall’1,9% al 2%. 

La combinazione tra la Bce colomba e la Fed più falco sta indubbiamente tornando a beneficiare il dollaro. Ma non tutti sono convinti della sostenibilità di questo trend. Così commenta la performance della moneta unica Vincent Chaigneau, responsabile globale della strategia di forex presso Société Générale:

“Stiamo assistendo a una correzione dell’euro che forse è un po’ esagerata. Non sono sorpreso di assistere a questa fase di consilidamento, ma non penso che essa andrà molto lontano. Probabilmente noi torneremo ad acquistare attorno a $1,06″.