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Euro stabile dopo il piano salva Atene, si rafforza lo yen

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L’euro è sostanzialmente stabile sulle piazze del Vecchio Continente dopo il rimbalzo della vigilia favorito dall’annuncio del piano di salvataggio della Grecia. L’intesa è stata raggiunta domenica dai ministri delle Finanze dell’Eurozona che hanno messo a disposizione, qualora fosse necessario, 30 miliardi di euro per sostenere Atene. A questi vanno sommati i 10-15 miliardi da parte del Fondo monetario internazionale. Una notizia che ha scaldato i mercati, subito raffreddati dalla presa di posizione di Berlino che pretende una nuova riunione dell’Eurogruppo per attuare il piano di salvataggio. La divisa europea è quotata 1,3594 dollari (1,3585 il finale di ieri), 0,8854 sterline (0,8825) e 1,4390 franchi svizzeri (1,4393), mentre arretra a 125,15 yen dal 126,99 di ieri.

La risalita della valuta nipponica è stata favorita dalle prese di beneficio e da un ritorno di prudenza dopo il balzo dell’euro innescato dall’approvazione del piano salva Atene. A favore dello yen ha giocato anche l’ipotesi, lanciata dalla stampa locale, secondo cui la Banca del Giappone potrebbe alzare le stime dei prezzi al consumo per il prossimo anno fiscale. In un intervento al Parlamento, il premier Shirakawa ha ribadito che la caduta dei prezzi al consumo dovrebbe rallentare con il miglioramento dell’economia e la riduzione del divario tra domanda e offerta. Un segnale di ottimismo che potrebbe modificare lo scenario della politica monetaria anche per la BoJ. In mattinata la Banca del Giappone ha reso noto che i prezzi all’ingrosso sono calati a marzo dell’1,3% annuo mettendo a segno il quindicesimo ribasso consecutivo. Gli analisti si aspettavano una riduzione dell’1,1%.

Sul mercato obbligazionario hanno aperto in rialzo i titoli di Stato della zona euro, spinti dall’attesa degli investitori per l’asta greca il cui risultato dirà al mercato se c’è appetito per i titoli del Paese ellenico stretto nella morsa del debito. Atene, infatti, metterà oggi in asta 1,2 miliardi di euro dei suoi titoli a sei e dodici mesi, una vera cartina di tornasole sulla fiducia degli investitori.

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