Euro e petrolio a nuovi record, oro vicino agli 800 dollari

Inviato da Redazione il Lun, 29/10/2007 - 10:04

Avvio di settimana all'insegna dei nuovi massimi storici per l'euro contro dollaro e per il greggio, con l'oro che nel frattempo si è portato a breve distanza dagli 800 dollari l'oncia.

Poco dopo le 9.00 italiane la moneta del Vecchio continente è arrivata a toccare un massimo assoluto di 1,4440 contro il biglietto verde. Attualmente il cross tra le due valute si muove poco al di sotto di tale soglia record, a quota 1,4425. Il mercato scommette su un ulteriore restringimento del differenziale dei tassi tra Europa e Stati Uniti in vista della riunione della Federal Reserve di fine mese. Mercoledì prossimo infatti il Federal Open Market Committee renderà nota la sua decisione di politica economica e il consensus di mercato prevede una nuova riduzione dei tassi di riferimento di 25 punti base, che portebbe i tassi sui Fed funds al 4,50 per cento. Contestualmente è invece aumentato il numero di coloro che si attendono tassi stabili in Europa fino alla fine dell'anno. 

L'oro si muove invece a 795,20 dollari per oncia dopo aver raggiunto nella notte un record a 798,30, il valore più alto mai toccato negli ultimi 28 anni.

Il light crude ha raggiunto un massimo storico di 93,20 dollari prima di ritracciare sotto quota 93. Una serie di motivazioni di carattere economico e geopolitico sono alla base delle ondate speculative  che stanno spingendo il prezzo dell'oro nero verso livelli mai visti prima d'ora. Innanzitutto il dollaro, che continua a indebolirsi. C'è poi il timore che la richiesta invernale di petrolio possa essere molto elevata a fronte di una mercato che appare già tirato per scorte e produzione. Nel mentre le notizie in arrivo dal Medioriente non tranquillizzano. E se appare per il momento improbabile che la minaccia degli indipendentisti kurdi nel Nord dell'Iraq di attaccare gli oleodotti che collegano Kirkuk alla Turchia si verifichi, il solo pensare che ciò possa realmente accadere è sufficiente a mandare il mercato su di giri e a spingere la speculazione sul barile. Per quanto riguarda l'Iran, invece, l'inasprimento delle sanzioni statunitensti contro Teheran mette a rischio 2,5 milioni di barili al giorno di esportazioni che sarebbero difficilmente rimpiazzabili da tutti gli altri produttori di greggio. Situazione di tensione anche in Nigeria, dove sono state attaccate alcune postazioni dell'Eni che hanno portato a una sospensione della produzione per 50.000 barili al giorno, e in Sudan dove sono i guerriglieri del Darfur ad attaccare gli impianti petroliferi nel nord del Paese.

 
Alessandro Piu e Marco Barlassina
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