Euro a un passo dal record sul dollaro, non è solo effetto tassi

Inviato da Redazione il Mer, 18/04/2007 - 12:57

L'euro ha superato stamane quota 1,36 dollari per la prima volta in due anni, e si avvicina ai suoi record storici nei confronti del biglietto verde, segnati a fine 2004 a 1,3665. A giudizio degli analisti valutari il dollaro risulterebbe indebolito almeno da un doppio ordine di fattori. Da un lato c'è la previsione di un maggior tasso di espansione dell'economia in Europa piuttosto che negli Usa, dall'altro agisce la prospettiva di una contrazione del divario tra i tassi dell'area euro e quelli negli Stati Uniti. Le proiezioni del mercato, che già scontavano una nuova stretta da parte della Bce nella prossima riunione, da ieri contemplano anche un ridimensionamento dei tassi sui Fed Funds, effetto di prezzi al consumo che negli Stati Uniti in marzo sono cresciuti nella loro componente core di solo lo 0,1%.

Nel suo ultimo commento sul mercato dei cambi, GianLuigi Mandruzzato di Bsi sottolinea però che la debolezza del dollaro potrebbe proseguire nei prossimi mesi più che altro per il maggiore vigore dell'economia del Vecchio continente. "La nuova debolezza del dollaro sembra da riferirsi ad altri elementi che non il solo differente tenore della politica monetaria sulle due sponde dell'oceano - spiega - e riflette probabilmente la rinnovata preoccupazione per gli squilibri strutturali e per la crescita Usa. Il deficit di partite correnti è vicino al 6% del Pil nonostante il deprezzamento del dollaro in corso da tre anni. Riguardo alla crescita, complici le ottime notizie sull'economia Ue, la possibilità che il differenziale di crescita 2007 tra Usa ed area euro sia favorevole a quest'ultima, si è fatta strada sul mercato". Anche gli analisti di Mps Finance chiariscono nella loro nota giornaliera che "è probabile che il movimento di deprezzamento del dollaro verso euro possa proseguire nelle prossime settimane" fino a individuare un'area di approdo intorno a 1,3665, livello massimo del dicembre 2004. Una voce parzialmente discordante è quella di Asmara Jamaleh di Intesa Sanpaolo, convinta che il movimento che sta interessando la divisa statunitense sia destinato a rientrare nel medio termine. Sarebbe infatti - secondo l'economista - la maggiore propensione al rischio, e quindi la ricerca di investimenti a più alta redditività, la ragione principale della discesa del dollaro. In questo quadro, dopo scosse nel breve termine, le ricoperture dovrebbero restituire vigore al biglietto verde.

Un altro trend di spicco in queste ore è quello della sterlina, che sta confermando nel corso della seduta odierna la forza dimostrata nelle scorse settimane nei confronti delle altre valute e in particolare del dollaro. Dopo aver saggiato quota due dollari ieri, oggi il cable gbp/usd ha toccato nuovi massimi pluriennali arrivando a 2,0135 su livelli che non si vedevano dal 1981. Il rialzo messo a segno dalla valuta britannica nei confronti del biglietto verde si aggira sui 2,5 punti percentuali nelle ultime sei sedute ma è da inizio marzo che il trend rialzista ha ripreso vigore - segnalano dall'ufficio studi di Finanza.com - un cammino giustificato dalle strade differenti prese dalle due economie e in particolar modo dalle due banche centrali. Negli Stati Uniti la Federal Reserve si trova a combattere con un'economia in rallentamento sulla quale grava l'incognita delle difficoltà del settore immobiliare ma deve al tempo stesso tenere sotto controllo l'inflazione. I dati sui prezzi al consumo del mese di marzo diffusi ieri hanno però portato acqua al mulino di chi si attende un allentamento della politica monetaria. E' partita su questo dato la prima ondata di indebolimento del dollaro che ha permesso alla sterlina di doppiare il biglietto verde. Al di là della Manica l'economia appare invece in salute e soprattutto l'inflazione fa ancora paura tanto che dai verbali dell'ultima riunione a inizio aprile del Comitato di politica monetaria della Bank of England, pubblicati oggi, è emersa una sostanziale divisione tra i membri. Il tasso di interesse è stato confermato al 5,25% con soli due voti contrari e favorevoli quindi a un rialzo contro sette. In realtà tra questi ultimi c'è chi ha ritenuto che non fosse necessario rialzare i tassi di interesse "per questo mese", lasciando quindi aperto ben più di un punto interrogativo sulle mosse future. Da tenere d'occhio i prossimi dati macroeconomici in uscita nel Regno Unito e in particolare, a maggio, il rapporto sull'inflazione. Se dovessero mantenersi su livelli di guardia, tassi al 5,5% Oltremanica diventerebbero certezza.

Marco Barlassina e Alessandro Piu

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