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L’euro-dollaro torna indietro di un anno e scende sotto 1,40

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Il ridimensionamento della valuta europea prosegue nei confronti delle altre divise e in particolar modo nei confronti del dollaro statunitense. Il tasso di cambio euro/dollaro ha forzato un nuovo livello al ribasso, scendendo sotto quota 1,40 e tornando ai livelli dello scorso anno in area 1,39. A dare la spinta decisiva sono stati i dati diffusi ieri dalla Commissione europea sulla crescita di Eurolandia.
 
Le stime 2008 per il Vecchio continente sono state riviste al ribasso all’1,3% rispetto all’1,7% delle previsioni di aprile mentre i rischi si mantengono verso il basso con alcune economie dell’area, come quella italiana, che sono praticamente entrate in fase recessiva. A sostenere l’euro non è servita la resistenza di Trichet a ritoccare verso il basso i tassi di interesse. L’attenzione continua alla variabile inflazionistica è stato ribadita al termine dell’ultima riunione della Bce che ha lasciato il tasso Refi invariato al 4,25%, ma le preoccupazioni per la crescita hanno guadagnato negli ultimi mesi maggiore spazio nei pensieri dei banchieri europei. La situazione di tassi di interesse stabili non dovrebbe quindi durare troppo a lungo.


Su questa ipotesi sta lavorando il mercato che si attende una revisione al ribasso dei tassi di interesse nella prima parte del 2009. L’inflazione si mantiene infatti elevata ma ha mostrato i primi segnali di cedimento con il dato preliminare di agosto con un  +3,8% contro il 3,9% atteso dalle stime di consensus e il 4% precedente. La stessa Commissione Ue, pur avendo ieri rivisto al rialzo al 3,6% contro il 3,1% precedente le stime di inflazione per l’Eurozona nel 2008 sembra essere convinta che la crescita dei prezzi al consumo sia al giro di boa.

A fronte di un’attesa di incremento dei tassi di interesse in Eurolandia, Oltreoceano non sembrano esserci invece ulteriori spazi per l’allentamento della politica monetaria. L’economia statunitense, nonostante sia l’epicentro della crisi finanziaria esplosa l’estate scorsa, sembra finora aver evitato le conseguenze più dure grazie alle politiche monetarie e fiscali espansive adottate da governo e Federal Reserve tanto che neanche gli scossoni provenienti dal settore bancario hanno finora ostacolato il cammino al rialzo del biglietto verde che, dai massimi di luglio, ha guadagnato 13 punti percentuali contro l’euro.


Attualmente, sul mercato valutario, un euro viene scambiato a 1,395 contro dollaro.