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L’euro abbatte record su record e si porta a un passo da 1,51 dollari

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L’euro è salito nella notte sopra la soglia di 1,50 contro dollaro. Si tratta del livello più alto mai toccato nella storia della divisa unica europea. Il massimo è stato raggiunto poco prima delle 16.00 a

1,5096.


Il movimento è avvenuto in attesa Conferme dell’audizione del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, davanti al Congresso Usa, programmata per le 16 ora italiana, in cui il numero uno della banca centrale americana esporrà il proprio outlook su crescita e inflazione. Probabile anche un accenno alle prossime mosse di politica monetaria. 


Determinanti per l’ascesa al nuovo record si sono dimostrati i dati macroeconomici diffusi ieri sulle due sponde dell’Atlantico e nel tardo pomeriggio di ieri le parole di Donald Kohn, membro votante della Federal Reserve, che ha definito più importanti le prospettive di crescita rispetto a quelle sui prezzi, aprendo così la strada implicitamente a nuovi tagli dei tassi d’interesse da parte della Fed e ridimensionando di fatto la portata del +1% segnato ieri dall’indice dei prezzi alla produzione di gennaio. Kohn ha giustificato la sua osservazione sulla base delle “avverse dinamiche dei mercati finanziari e dell’economia”.

Prima del discorso di Kohn, l’euro aveva comunque già intrapreso il suo cammino di apprezzamento in scia a un dato Ifo sulla fiducia degli imprenditori tedeschi nettamente migliore delle attese, mentre il dollaro si era indebolito già nel pomeriggio in conseguenza della caduta registrata dall’indice di fiducia dei consumatori.


L’Ifo si è attestato a 104,1 punti a febbraio, sopra le attese poste a 103 punti e  al dato di gennaio pari a 103,4 punti, mentre l’indice di fiducia elaborato dal Conference Board è calato a 75 punti dagli 87,3 punti di gennaio. La componente riferita alle aspettative è scesa da 69,3 a 57,9 punti, il valore più basso degli ultimi 17 anni. Ancora deboli negli Stati Uniti anche i dati immobiliari. Ieri si è saputo che l’indice S&P Case Shiller sui prezzi delle abitazioni è sceso nel 2007 dell’8,9%, la più forte caduta in 20 anni di storia dell’indicatore.


Il deprezzamento del biglietto verde è stato anche uno dei fattori che ha trainato il mercato delle commodity, quotate in dollari e divenute quindi più convenienti per gli acquirenti internazionali, dove nella notte si è assistito a nuovi record storici per le quotazioni di petrolio e grano.


(notizia aggiornata alle ore 15.53)