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Euro, 2017 si conferma anno migliore in 10 anni. Ma c’è la minaccia Italia

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Il 2017 potrebbe passare alla storia come l’anno migliore, per l’euro, degli ultimi 10 anni. Ci siamo già, in realtà, dal momento che la moneta unica è salita di oltre +6% nei confronti del dollaro dall’inizio dell’anno, riportando la performance migliore, su base annua, dal 2007. E il margine di rialzo ci sarebbe ancora: lo credono gli analisti di banche come Credit Agricole, UniCredit e ING, che hanno recentemente alzato le loro stime sul trend dell’eur-usd.

In particolare, ING ha fissato un target a $1,20 per la metà del 2018; Credit Agricole ha portato le proiezioni per la fine del 2017 da $1,10 a $1,12, mentre UniCredit ha effettuato una revisione al rialzo del 3,6% a $1,14.

Interpellato da Bloomberg, Athanasios Vamvakidis, responsabile della strategia sul valutario di Bank of America Merrill Lynch – che ha tra l’altro una posizione long sull’euro contro lo yen – sottolinea che di fatto “ci troviamo in un momento positivo in termini di flussi, con più hedge fund che stanno scommettendo sull’euro”. Tanto che, in base ai dati di Morgan Stanley, dal mese di marzo gli investitori stranieri hanno acquistato ETF dell’Eurozona senza copertura sulla moneta per un valore di $7 miliardi, rispetto agli appena $0,9 coperti con operazioni di hedge.

Risultato: l’euro ha testato il record in sei mesi nei confronti del dollaro, balzando ben oltre $1,12 questa settimana, e si avvia a confermarsi la valuta migliore di quelle dei paesi del G10 del primo semestre del 2017.  

UBS Wealth Management ha reiterato la sua posizione “overweight” sul rapporto euro-dollaro lo scorso 7 maggio, mentre ancora prima JP Morgan Chase aveva consigliato agli investitori di andare long sull’euro contro il dollaro australiano.

Una minaccia, come hanno riferito gli economisti di Citigroup, arriva però dall’Italia:

Le elezioni italiane sono sui radar (degli operatori finanziari), visto che esiste una elevata probabilità che il M5S diventi il principale partito in Parlamento, dopo il voto. Per Guillaume Menuet, che ha stilato la nota, “probabilmente i rischio di una rottura dell’euro tornerà alla ribalta di nuovo, allora”. Per ora, tuttavia,  secondo gli strategist di JP Morgan che includono Paul Meggyesi, le elezioni politiche in Italia sembrano ancora lontane. 

La ripresa della valuta arriva dopo un calo complessivo del 23% negli ultimi tre anni. A tal proposito, è stata la stessa cancelliera Angela Merkel ad affermare che la moneta unica “è troppo debole”, dando la colpa alla politica monetaria ultra accomodante della Bce. Tra l’altro, in base a uno studio dell’Ocse, in termini di parità di potere di acquisto, l’euro risulta la valuta più sottovalutata di tutte quelle dei paesi che fanno parte del gruppo G10.

euro

Ma indubbiamente segnali di ripresa, per la valuta europea, ce ne sono.

Intanto, il rischio populismo in Francia è rientrato con la vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali; qualche progresso sul caso Grecia c’è stato, anche se non proprio come sperato (la riunione dell’Eurogruppo si è conclusa con un flop). Sulla base di tali presupposti, Hans Redeker e altri strategist di Morgan Stanley hanno recentemente scritto una nota ai clienti:

“Abbiamo già iniziato a vedere l’euro muoversi in linea con le sorprese positive arrivate dal fronte economico”. D’altronde, “una crescita più forte significa un euro più forte”.

C’è poi, non ultimo sicuramente per importanza, il fattore Bce o, più precisamente, le aspettative sull’avvio di un tapering del QE da parte della banca guidata da Mario Draghi. Lo crede anche Vamvadikis di Bank of America-Merrill Lynch, che sostiene che “la Bce avvierà il tapering quando il programma attuale del QE scadrà a dicembre”. E tale fattore andrà a beneficio dell’euro.