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Euro, 15 anni fa la nuova moneta

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Il primo gennaio 2002, 15 anni fa, è entrata in vigore la moneta unica. Inizialmente introdotta in 12 nazioni, attualmente è utilizzata da 19 dei 28 membri dell’Unione europea. Passato l’entusiasmo iniziale e messe da parte le calcolatrici, la nuova moneta si trova ad affrontare uno dei periodi più difficili della sua breve storia. Nonostante il 56% degli abitanti della Zona Euro ritenga che l’introduzione dell’euro sia stata “un fattore positivo” (fonte Commissione Europea), gli attacchi alla moneta unica arrivano da più parti.

Cosa è salito e che cosa è sceso in questi 15 anni?
Sin dalla sua introduzione, l’euro, scambiato con 1.936,27 lire, è stato scaraventato sul banco degli imputati con l’accusa di aver pesantemente eroso il potere d’acquisto degli italiani. La crisi economica degli ultimi anni non ha fatto altro che esacerbare la situazione. Bollette e benzina sono decisamente rincarate ma i prezzi delle ormai indispensabili dotazioni tecnologiche hanno fatto il percorso inverso.

Secondo i dati Nens, la spesa annua per una famiglia-tipo per l’elettricità prima dell’euro era di 647 mila lire (circa 334 euro), mentre in questo inizio d’anno l’Autorità dell’Energia l’ha valutata 498 euro (+50% circa). Meno forte il rincaro registrato dal Gas, salito del 16% a 1.022 euro. Cambio decisamente sfavorevole anche per il caffè al banco, salito per il Nens da 900 lire a 90 centesimi di euro. Incremento doppio anche per il Big Mac, da sempre utilizzato per monitorare i prezzi, passato da 4.900 lire a 4,20 euro.

Forte segno più anche per la benzina (da 2.000 lire a 1,5 euro), per i quotidiani, passati da 1.500 lire a 1,5 euro, e per la pizza che, in termini di euro, è salita da 3,36 a 7,5 euro.

Prezzi in calo invece nel comparto dell’elettronica e della telefonia: a inizio anni 2000 una TV al top di gamma costava oltre 6,5 milioni di lire, oggi bastano circa mille euro, mentre per il miglior cellulare sul mercato il prezzo è passato da due milioni a circa 8-900 euro. Stessa storia per le macchine fotografiche e per i computer. Si tratta di tipici casi di “deflazione buona”, quella che osserviamo quando la diminuzione dei prezzi è dovuta a una concorrenza sempre più battagliera e alle innovazione tecnologiche.