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Eurispes: made in Italy non basta ad arginare la crisi, oltre 30% italiani fatica ad arrivare a fine mese

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L’industria italiana mostra i muscoli fuori dai nostri confini risultando uno dei cinque paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone, Corea del Sud) ad aver conseguito negli ultimi due anni un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari. Di contro in Italia oltre il 30% dei cittadini fatica ad arrivare a fine mese ed è sempre più intento a tagliare ogni spesa superflua. E’ la fotografia a doppia faccia che emerge dal Rapporto Italia 2014 curato dall’Eurispes

La marcia in più del Made in Italy
In settori tradizionali del Made in Italy e del lusso quali tessile-abbigliamento, calzature, arredamento e nautica. Siamo riusciti a creare nuove specializzazioni, come nella meccanica; nei prodotti a forte innovazione, nelle tecnologie per l’edilizia e nella chimica farmaceutica. Nel 1999, rimarca l’Eurispes,  eravamo al quinto posto nella Ue a 27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti. Oggi siamo al terzo posto. “Tutto questo — rimarca il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara — nonostante gli ostacoli, i ritardi, i mille impedimenti che lo Stato pone a chi decide di avviare una qualsiasi attività imprenditoriale, attraverso una pressione fiscale insopportabile, una burocrazia pervasiva e ossessionata dal regime del controllo e della concessione in luogo del diritto”. 

Difficoltà ad arrivare a fine mese
Dall’indagine effettuata dal’Eurispes  tra il 13 dicembre 2013 e il 4 gennaio 2014 spicca che il 30,8% non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate. Per questa domanda è stato registrato un tasso di non risposta decisamente alto (12%) che potrebbe indicare un disagio maggiore rispetto a quello rilevato. Tra quanti arrivano comunque alla fine mese non manca chi, il 51,8%, vi riesce soltanto utilizzando i propri risparmi. Tentare di risparmiare qualcosa risulta praticamente impossibile per tre italiani su quattro (74,7%). Sul versante delle difficoltà incontrate dagli intervistati nel pagamento delle rate del mutuo o nel saldo mensile dell’affitto per la casa, si registra nel primo caso un disagio che tocca il 29,1% e, nel secondo, il 26,8%. Il numero di quanti hanno preferito non indicare una risposta precisa tocca livelli elevati (rispettivamente il 21,5% e il 30%) tali da far ritenere più alta la quota di chi ha difficoltà a far fronte all’impegno mensile per saldare la rata del mutuo o l’affitto della propria casa. Le regioni più in difficoltà sono quelle del Mezzogiorno dove si manifesta la più alta concentrazione di chi non arriva a fine mese (41,9% per il Sud) o di essere costretti per questo scopo ad utilizzare i propri risparmi (il 64% per il Sud e il 58,9% per le Isole). Disoccupati o inoccupati, ovvero in cerca di nuova o prima occupazione si confermano le categorie maggiormente in difficoltà, incapaci di arrivare a fine mese rispettivamente nel 44% e nel 48% dei casi oppure costretti ad utilizzare i propri risparmi, nel 72% e nel 68% dei casi.
Commentando questi dati allarmanti il Codacons ha lanciato un allarme sul fronte povertà. “Se nel 2012 il numero di italiani in condizioni di povertà relativa era pari a 9,5 milioni di individui – rimarca Carlo Rienzi, presidente del Codacons – nel 2014 i poveri potrebbero sfondare e superare quota 10 milioni“. 

Pessimismo su situazione economica 
Dall’indagine condotta dall’Eurispes emerge un pessimismo generalizzato sulla situazione economica. L’88,1% degli italiani ritiene che la condizione economica dell’Italia negli ultimi 12 mesi sia totalmente o parzialmente peggiorata, in aumento di 8,1 punti percentuali rispetto all’analoga rilevazione del 2013. Continua, quindi, il trend negativo che caratterizza le opinioni degli italiani nell’arco degli ultimi dieci anni a esclusione di una momentanea battuta d’arresto nel 2007, anno dopo il quale il tasso dei pessimisti ricomincia ad aumentare e a mantenere nel tempo un trend di crescita. Aumenta invece, confermando l’andamento dal 2012 (3,9%), la quota di quanti ritengono che la situazione sia rimasta inalterata, passata dal 7,5% del 2013 all’8,5% del 2014..
Diminuiscono sia i fiduciosi rispetto ad una ripresa economica nei prossimi 12 mesi (passati dal 10,7% del 2013 all’8,2% del 2014) sia gli scettici (dal 52,8% al 45,6%). A crescere di 6,7 punti percentuali, passando dal 29,7% al 36,4%, è la quota di quanti considerano l’anno futuro sostanzialmente in linea con quello trascorso. Alla domanda su come sia cambiata la propria situazione economica nell’ultimo anno, il 70,5% ha indicato un peggioramento (considerevole per il 34,8% e lieve per il 35,7%) che non si discosta dal trend rilevato lo scorso anno (73,5%). Inoltre, i giudizi di miglioramento della propria condizione economica sono passati dal 4,8% del 2013 al 2,8% del 2014. Aumenta, invece, la quota di quanti giudicano inalterata la propria condizione economica (19,9% nel 2013 contro il 24,2% attuale).
Rispetto alle prospettive future di risparmio, per il 65,2% è un’eventualità improbabile (36%) o impossibile (29,3%) nel prossimo anno.

Perdita del potere d’acquisto
Il 69,9% degli italiani nell’ultimo anno denota una perdita del proprio potere di acquisto (24,1% “molto” e il 45,8% “abbastanza”). Il 25,1% ha riscontrato invece una riduzione minima della capacità di fare acquisti attraverso le proprie entrate. Solo il 4,5% non ha dovuto affatto affrontare questo problema.

Taglio alle spese su regali, ristoranti e abbigliamento
Su che cosa in particolare risparmiano gli italiani? Se l’84,3% riduce le risorse destinate ai regali, l’81% taglia le spese per i pasti fuori casa e il 75,3% privilegia l’acquisto di prodotti di abbigliamento presso punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini, outlet. L’82,9% aspetta i saldi per acquistare. Per quanto riguarda l’acquisto di generi alimentari, si cambia marca di un prodotto se più conveniente (75,9%) o ci si rivolge ai discount (58%). Nei casi di recessione, si riducono naturalmente le spese superflue come quelle per il tempo libero (76,8%), i viaggi e le vacanze (72,3%) e l’estetista/parrucchiere (77,8%). In molti (71,6%) tagliano anche le spese per articoli tecnologici. Se gli italiani preferiscono ridurre il superfluo sono però restii a fare ricorso al mercato dell’usato (25,9%). Per risparmiare, il 44% effettua acquisti online o utilizza i mezzi pubblici (40,9%) riducendo le spese dell’auto e in particolare quelle della benzina.

A casa per risparmiare 
Gli italiani dichiarano di aver limitato le uscite fuori casa (78,5%) e di andare più spesso a pranzo/cena dai propri genitori (41%). Abitudine diffusa anche quella di portarsi al lavoro il pranzo da casa (42,7%). E la casa sta tornando ad essere un luogo di ritrovo, dove ci si riunisce per una cena con gli amici, al posto della pizzeria o del ristorante (66,8%), o semplicemente per guardare un film in dvd/in streaming, piuttosto che andare al cinema (66,6%).
Se costretti a ridurre le spese, non rinuncerebbero ai prodotti alimentari di qualità (37,2%), agli spostamenti in macchina e in moto (12,6%) e agli abiti di marca (10,1%)

Gli italiani e il lavoro
Il 74,3% dei lavoratori italiani è stressato, il 14,2% è stato vittima di mobbing, il 75,6% non si sente sicuro del proprio posto, il 63,4% non può fare progetti per il futuro, il 36,3% si trasferirebbe all’estero per cercare opportunità lavorative.