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ETF, aumenta lo spazio riservato dagli investitori per gli emergenti

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I Paesi emergenti contano sempre più nelle gerarchie economiche mondiali e anche i portafogli d’investimento si adeguano. Le ultime stime vedono una crescita a tripla velocità degli emergenti rispetto alle economie avanzate (il Fmi vede un +6,8% il prossimo anno rispetto al +2,2% delle economie avanzate). Inoltre, gli emergenti non devono fronteggiare il nodo del debito sovrano con i deficit che risultano già in calo grazie proprio ai sostenuti tassi di crescita.L’appetito verso gli emergenti viene soddisfatto dagli Exchange Traded Funds che permettono di accedere facilmente e a bassi costi a mercati altrimenti faticosamente raggiungibili. Nelle scelte d’investimento prevale comunque una certa cautela con le preferenze che vanno verso macro-indici che permettono di diversificare il rischio tra molteplici Paesi emergenti. Rosee prospettive che hanno contribuito, nonostante l’andamento non spumeggiante dei mercati emergenti in questo 2010, all’incremento degli afflussi sugli ETF legati a Cina & co. L’ETF Landscape Emerging Markets ETF Industry Review curata da BlackRock evidenzia come nei primi 8 mesi del 2010 gli afflussi in ETF/ETP su mercati emergenti e di frontiera siano ammontati a 30,5 miliardi di dollari superando già il totale degli afflussi dell’intero 2009 (24,8 mld $). Complessivamente il patrimonio gestito relativo a replicanti legati ai mercati emergenti ammonta a 193,5 miliardi di dollari, in progresso del 14% da inizio anno. Di contro l’Msci Emerging Markets nello stesso periodo ha ceduto il 2%. Capitolo costi: i TER (Total Expence Ratio) degli ETF Emergenti vanno da un minimo dello 0,05% a un massimo dell’1,5%.

Gli ETF permettono di investire sui singoli Paesi oppure su intere aree geografiche. Andando ad analizzare la distribuzione degli asset, spicca subito una netta prevalenza dell’azionario (96,1% del totale), con le quote restanti suddivise tra obbligazionari (3,2%) e valutari (0,7%). Salta all’occhio come le preferenze vanno decisamente verso gli indici a esposizione ampia che catturano il 49% del totale degli asset. Pertanto, nonostante la diminuzione della percezione del rischio relativa ai Paesi emergenti, prevale ancora la ricerca di spalmare il rischio su più mercati. Tra i singoli paesi si conferma il primato degli investimenti verso la Cina (19,3%), seguita a distanza da Brasile (7,6%). A sorpresa, tra gli altri Paesi che si ritagliano le quote più importanti figurano anche Messico (4,5%) e Corea del Sud (4,2%), davanti all’India che raccoglie solo il 3,4% degli asset totali.