Esperti: con la crisi in Pakistan bufera anche sulle Borse asiatiche

Inviato da Micaela Osella il Ven, 28/12/2007 - 15:37

L'ombelico del mondo è oggi in Pakistan, esattamente Rawalpindi. In questa città non troppo lontana dal confine con l'India e dove l'ex primo ministro Zulfikar Ali Bhutto è stato impiccato nel 1979 dopo essere stato deposto da un colpo di stato, anche sua figlia Benazir Bhutto, prima donna a guidare un Paese islamico, aveva ieri un appuntamento con il destino: è stata assassinata in un attentato kamikaze. Ed è stato subito caos. La situazione nel Paese che conta 160 milioni di musulmani, dotato di arsenale atomico, è infatti precipitata velocemente sull'orlo di una guerra civile.

Questa mattina nella valle di Swat un'esplosione durante un comizio elettorale nel Nordovest del paese ha ucciso sei persone, tra cui il candidato del partito che supporta il presidente Musharraf. Disordini e proteste si sono susseguite nel resto del Paese così che il governo di Delhi ha predisposto le proprie truppe in allarme. L'ultima volta che partì un simile ordine fu lo scorso novembre, quando il presidente pakistano, l'allora generale Pervez Musharraf, decretò lo stato di emergenza sospendendo la Costituzione. E' una situazione che lascia con il fiato sospeso esperti di geopolitica e anche di mercato perché il rischio di default in Pakistan è inevitabilmente salito alle stelle.
 
Per gli investitori non ci sono dubbi: per loro i titoli azionari quotati alla Borsa pakistana, obbligazioni e la moneta del Paese, la rupia, non potranno che scendere dopo la decisione di dispiegare l'esercito sul territorio per sedare le sommosse popolari che avvenute nella notte tra giovedì e venerdì nella più grande città del Paese, Karachi, nel sud; a Lahore nel nord-est, e a Peshawar, nel nord-ovest rischiano di far accendere la miccia della guerra civile in tutto lo Stato.

E in effetti l'emotività si è già sentire: le principali Borse di Asia e Pacifico, ad eccezione di Taiwan, dopo l'attentato terroristico in Pakistan hanno risentito del nuovo scenario: Tokyo ha archiviato la seduta in calo dell'1,65% e Seul lo 0,60%; senza contare che il costo per proteggere il debito del Pakistan dal default è balzato di 100 punti basi a 530 punti basi sul listino di Hong Kong. Purtroppo potrebbe essere solo l'inizio: il rating sul debito del Pakistan potrebbe infatti essere abbassato se il Paese precipiterà in una spirale di violenza e di incertezza politica e se venissero rinviate le elezioni in programma il prossimo 8 gennaio. E' questo il commento telefonico rilasciato da Thomas Byrne, credit analyst for Moody's Investors Service all'agenzia Bloomberg, che per il momento ha confermato il rating sul debito del Pakistan a B1 con outlook negativo.

Non hanno dubbi in merito nemmeno gli analisti di Standard & Poor's. "Tutto ciò è davvero molto triste ed è difficile fare delle previsioni, l'unica indicazione chiara è che la situazione in Pakistan si sta facendo sempre più difficile", ha detto anche Andrea Freris, capo della ricerca di Bnp Paribas in Hong Kong. "Sarebbe assurdo che gli investitori dicessero di aspettarsi una situazione tranquilla dal momento che il Paese stava cercando di passare da una dittatura non stabile militare a un ruolo diverso".

Il brutto incubo in cui è piombato il Pakistan e che purtroppo è più che mai reale rischia di far sembrare lontano anni luce la crescita del 7% messa a segno quest'anno dall'economia del Paese e su cui erano confidenti gli analisti anche per l'anno nuovo. "La morte della Bhutto ha chiaramente rafforzato la possibilità di instabilità nel 2008 così che il rischio sarà più alto, dal momento che ci saranno più notizie guidate dalla volatilità", ha detto Patrick Lynch, co-head dei mercati asiatici della Morgan Stanley ad Hong Kong.

 

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