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Erdogan attacca la banca centrale. Che lo umilia con rialzo tassi monstre. E la lira vola

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Si fa sempre più accesa la sfida tra Recep Tayyip Erdogan e la banca centrale della Turchia. Erdogan ha attaccato l’istituzione, umiliandola, poco prima dell’annuncio sulla decisione dei tassi: e molti, visto il repentino dietrofront della lira, avevano affermato che le speranze che la Banca centrale salvasse la lira si erano di nuovo schiantate  contro il muro invalicabile del presidente turco. Che, con una sola frase: “dobbiamo abbassare i tassi di interesse”, aveva fatto capitolare la valuta del 3% circa, a 6,4584 per dollaro.

Oltre al danno,  la beffa. Sì perchè, almeno fino alla rivincita arrivata con l’annuncio di un rialzo dei tassi monstre, il presidente turco aveva accusato proprio la banca centrale di essere responsabile della crisi valutaria ed economica del paese.

Erdogan aveva definito infatti l’inflazione “il risultato delle scelte sbagliate della banca centrale“, aggiungendo come la gente stesse “pagando il prezzo di quelle scelte sbagliate”.

Tutto lasciava supporre che qualsiasi intervento da parte della banca centrale si sarebbe rivelato inutile, viste le parole del presidente. La lira aveva infatti ceduto subito dopo le dichiarazioni, con una perdita fino a -3% nei confronti del dollaro.

Ma forse i mercati avevano gettato la spugna troppo presto.

Alle 13 ora italiana è arrivato infatti l’annuncio dell’istituzione, che ha sfidato il presidente e ha sorpreso i mercati con un rialzo dei tassi repo a una settimana monstre, pari a +625 punti base, ben oltre i +325 punti base attesi, dal 17,75% al 24%, dunque a un valore superiore del 3% rispetto al 21% atteso.

Risultato: l’effetto sorpresa ha scatenato i buy sulla lira, volata fino a +5% nei confronti del dollaro, in rialzo dal precedente 6,40 (lire turche contro il dollaro) a quota 6, prima di limare lievemente i guadagni.

Un sussulto di coraggio e di dignità, dunque, quello della CBRT, che ha snobbato del tutto gli avvertimenti del presidente Erdogan, alzando i tassi anche oltre le attese.

Poche ore prima il presidente aveva tuonato: “I tassi di interesse sono la causa, l’inflazione è il risultato. Se voi invece dite che l’inflazione è la causa, e i tassi sono il risultato, allora non capite niente, amici miei”.

Da un punto di vista macroeconomico, non si capisce come, in un paese in cui l’inflazione è galoppante e la moneta perde valore, il leader turco possa pensare tuttora che un rialzo dei tassi possa peggiorare la situazione; è vero di solito il contrario, nel senso che le strette monetarie vengono utilizzate dai banchieri centrali proprio per prevenire un surriscaldamento dell’economia, dunque anche un’inflazione eccessiva.

Un taglio dei tassi – ciò che viene auspicato dal presidente – produrrebbe invece e per la stessa ragione l’effetto contrario, ovvero farebbe salire ancora di più le spinte inflazionistiche. Ma stavolta la Banca centrale ha avuto la meglio su Erdogan. Che, a questo punto, bisognerà vedere come reagirà.