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Equity, Regno Unito e Mercati Emergenti vanno a braccetto

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La decisione, annunciata nei scorsi giorni dal premier inglese Theresa May, di avviare l’iter di uscita dall’Ue non più tardi di marzo, ha contribuito a far crollare la sterlina. Tuttavia, come spiega Valentijn van Nieuwenhuijzen, Chief Strategist e Head of Multi Asset di NN Investment Partners, una valuta più debole non è qualcosa di necessariamente negativo. “Al contrario, le condizioni finanziarie del Regno Unito sono aiutate dal rapido deprezzamento della sterlina – spiega lo strategist – Si tratta di un fattore cruciale per il mercato azionario locale, visto che questo si compone principalmente di grandi multinazionali che realizzano una buona parte dei propri fatturati all’estero”.
Una sterlina più debole offre supporto all’azionario britannico
In altre parole, una moneta più debole che contribuisce a incrementare la competitività delle imprese del Regno Unito è la principale ragione alla base di una view positiva nei confronti dell’azionario britannico. Ma non solo. “Un’altra ragione è il mix di politiche di sostegno che sono state messe in campo, considerato che da un lato la Bank of England sta perseguendo una politica monetaria accomodante e dall’altro ci si aspetta che a ciò si affiancherà una linea di politica fiscale di sostegno”, dice van Nieuwenhuijzen. C’è poi una terza ragione per credere nell’equity made in Britain: quest’ultimo è sensibile alle performance dei Mercati Emergenti in virtù della presenza importante del settore delle materie prime nell’economia del Regno Unito e dell’esposizione verso l’Asia del settore bancario inglese.
Il peso dei Mercati Emergenti continueranno a performare bene
 
Insieme al FTSE 100 di Londra, l’azionario del Mercati Emergenti è quello che meglio sta performando meglio quest’anno. “L’equity dei Mercati Emergenti continua a beneficiare di una forte ricerca del rendimento – dice lo strategist – I flussi di investimenti nell’azionario di questi mercati sono stati positivi per la maggior parte dell’anno e probabilmente si manterranno consistenti, aiutati dalle politiche monetarie in atto nei Mercati Sviluppati e dalle conseguenti condizioni finanziarie favorevoli dei Mercati Emergenti”. Nonostante un po’ di nervosismo in occasione del meeting di settembre della Federal Reserve, le aspettative riguardo le prossime mosse della Fed non sono cambiate significativamente negli ultimi mesi. Inoltre, i mercati continuano a credere che la normalizzazione dei tassi d’interesse americani sarà un processo molto lento che interesserà i prossimi anni. “Fino a quando queste aspettative non cambieranno e i fondamentali del Mercati Emergenti non si deterioreranno, ci aspettiamo che i flussi verso gli asset EM rimarranno positivi”, dice van Nieuwenhuijzen. Che conclude: “Nel frattempo i titoli dei Mercati Emergenti scambiano a prezzi significativamente scontati rispetto all’azionario dei Mercati Sviluppati. Altri fattori di supporto sono i prezzi più alti delle materie prime, sebbene siano comunque inferiori al passato: anche la risalita del petrolio seguita all’accordo (provvisorio) dell’OPEC rappresenta un fattore di supporto”.