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Equity, Il resto del mondo ha riportato migliori performance rispetto agli Stati Uniti nei primi sei mesi del 2017

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Settembre è il mese giusto per tirare le somme, anche azionarie. Ed ecco la notizia: per la prima volta dal 2010, la performance dei titoli statunitensi è stata peggiore rispetto a quella dei titoli degli altri Paesi nel primo semestre del 2017. La riflessione è contenuta in un report stilato da Joseph Little, Chief Global Strategist di HSBC Global Asset Management, che indica inoltre come i tassi di crescita delle economie dei Paesi sviluppati risultino, a oggi, ai massimi livelli dalla crisi finanziaria. “Nell’eurozona, infatti, i dati sul PIL sono significativamente al di sopra dei livelli pre-crisi e altrettanto negli Stati Uniti”, dice Little. Che aggiunge: “I Paesi Emergenti restano ancora indietro, nonostante la maggior parte di questi risulti già in netta ripresa”.
 
Inflazione stimata
 
Come spiega lo strategist, nonostante i timori di inizio anno, finora il 2017 ha offerto agli investitori robusti rendimenti su un’ampia gamma di asset class: una buona crescita economica, bassa inflazione e bassa volatilità hanno creato un ambiente favorevole per gli asset più rischiosi, come per esempio le azioni o le obbligazioni societarie.
Ma, alla fine, questa crescita per quanto tempo sarà ancora sostenibile? “Visto l’incremento nelle attività, tutto fa supporre un incremento dell’inflazione – dice Little – E ciò risulta possibile nonostante il basso tasso di disoccupazione e una politica monetaria particolarmente generosa, entrambi fattori che solitamente sostengono la crescita dell’inflazione”.
 
Minori guadagni
 
Secondo Little, ci troviamo ora in una situazione di “equilibrio precario”. I rischi economici, di fatto, sono duplici. Da una parte, l’andamento positivo dei mercati potrebbe essere frenato dal rischio di un rallentamento della crescita, anche se questo sembra alquanto improbabile al momento. Dall’altra, anche una crescita economica più sostenuta potrebbe risultare problematica in quanto potrebbe spingere la Fed ad alzare i tassi di interesse più velocemente del previsto e questo potrebbe rappresentare un elemento di destabilizzazione per i mercati.
Nella nostra visione, lo scenario attuale implica una situazione di mercato favorevole per gli asset più rischiosi, come titoli azionari rispetto ai bond governativi”, dice Littel. Che conclude: “La sfida però sta nel fatto che, a partire dall’estate 2016, i mercati degli asset più rischiosi hanno riportato solide performance, pertanto riteniamo che il guadagno potenziale in seguito all’investimento sia più basso rispetto al passato”, conclude Little.