Entra nel vivo la lunga estate Fiat: Marchionne mette in moto Fabbrica Italia Pomigliano

Inviato da Micaela Osella il Mer, 28/07/2010 - 13:04

La lunga estate Fiat entra nel vivo. Attorno a un tavolo convocato a Torino presso la Regione Piemonte. Quello della riunione congiunta tra azienda, sigle sindacali ed enti locali. Dopo il blitz di ieri sulla costituzione della newco, Fabbrica Italia Pomigliano, oggi per Sergio Marchionne, ad del Lingotto, è tempo di dare spiegazione, di annunciare le intenzioni della società. E lo ha fatto, confermando il piano Fabbrica Italia.

Secondo quanto riferito da fonti presenti al tavolo sulle prospettive del gruppo, Marchionne ha detto che la newco, costituita lo scorso 19 luglio, è "un'unica azienda ad investire 20 miliardi nel Paese". Ed entrando nello specifico l'ad ha spiegato che adesso è necessario "decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri".

"Fabbrica Italia è stata una nostra iniziativa, non l'abbiamo concordata né con i politici né con i sindacati", ha proseguito l'a.d. del gruppo piemontese, difendendo la nuova creatura arrivata in casa Fiat. La newco, annunciata per Pomigliano, è, infatti, solo il primo passo di un progetto di più ampio respiro: una rivoluzione che potrebbe ridisegnare la società, alle porte della disdetta del contratto nazionale di lavoro da parte della Fiat e alla sua uscita da Federmeccanica e Confindustria.

Come ha osservato ancora lo stesso Marchionne, "non esiste nessun preconcetto su come rendere praticabile l'accordo di Pomigliano. Non si fanno gli interessi dei lavoratori usandoli per interessi politici. Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda".

Per sgombrare il campo dagli equivoci e soprattutto dalle polemiche, l'ad del Lingotto ha toccato anche l'argomento Serbia, dicendo che "il trasferimento in Serbia della monovolume L0 non toglie prospettive a Mirafiori. Per la gamma alta esistono altre alternative per garantire i volumi produttivi". A una condizione: "Non chiediamo aiuti o incentivi, ma dobbiamo avere la garanzia che gli stabilimenti possano funzionare. Fiat non agisce come soggetto politico e non intende farci coinvolgere. Vogliamo sapere o sì o no".

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